Sunday, March 18, 2007

VIDEOGIOCHI: in arrivo quelli in interazione neurale


Controller cerebrale per giochi virtuali sempre piu' reali. Si tratta di un casco che permette un'interazione neurale con i videogiochi. Presentato al Game Developers Conference 2007 il lancio del prodotto sul mercato mondiale avverra' nel 2008 (e non e' detto che il suo debutto debba essere legato solo alla dimensione video ludica, dato che sono gia' in fase avanzata alcuni esperimenti in settori industriali come quello medicale, della sicurezza, e della televisione interattiva). Realizzato da un'azienda australiana, il casco neurale, che e' ancora un prototipo e si ''chiama'' Project Epoc, ed è composto da caschetto wireless, ricevitore wireless/USB e software per interagire con i giochi per PC o console semplicemente facendosi "leggere" il cervello. L'azienda produttrice, fondata nel 2003, dispone di uffici in Australia e Stati Uniti. Fra i suoi investitori piu' importanti figura lo stesso governo australiano: uno dei quattro co-fondatori, Allan Snyder, è il direttore di The Centre for the Mind, joint venture tra Australian National University e University of Sydney. I sensori integrati nel caschetto sono in grado di rilevare i segnali elettrici cerebrali e, una volta elaborati, trasmetterli in modalita' wireless ad un unita' di processing, come un PC, dotata del software specifico. Secondo Randy Breen, chief product officer dell'azienda, all'utente bastera' "pensare" al movimento di oggetti per assistere ad una trasposizione video ludica di queste azioni. Saranno rilevate anche le espressioni facciali e il senso di eccitazione o calma. Insomma, per l'azienda del Paese dei canguri è certamente il primo passo verso l'interazione "neurale". Come avviene con i sistemi di riconoscimento della voce e della scrittura, anche in questo caso la piattaforma software ha bisogno di un periodo di "apprendimento". La rilevazione lavora al meglio quando pensi ad un'azione in un modo particolare, e ripetendola allo stesso modo ogni volta. Un gran numero di ragazzini ha già provato il sistema, e nella maggior parte dei casi sono quelli che hanno raggiunto i migliori risultati. Fondamentalmente - viene spiegato - perche' non hanno le stesse barriere degli adulti. Hanno fantasie sul movimento telecinetico e ci credono. Ma è questo il futuro che vogliamo per i nostri giovani?

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

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