Thursday, March 15, 2007

PUBBLICITA' offensiva: s'indaghi sul ruolo del Giurì dello Iap


Tv, radio e tutti gli organi di stampa non parlino più del sacrosanto diritto di richiedere a una società di moda italiana di ritirare la pubblicità richiamando tale azienda al rispetto delle regole. Piuttosto si favoriscano inchieste giornalistiche sulle azioni del Giurì per l’autodisciplina pubblicitaria
La pubblicità cui mi riferisco rappresenta in maniera non allusiva una vera e propria istigazione allo stupro di gruppo: una donna sofferente a terra e tre uomini sulla cui funzione l’immagine non lascia dubbi. Citare la società risulterebbe fare pubblicità alla stessa. Per questo chiedo di non trattare più tale specifico fattaccio, ma d'indagare su ruolo e azioni del Giurì dell'Istituto di autodisciplina della pubblicità (Iap).
E' chiaro che non si può che provare sconcerto per la foto propagandata poiché essa va molto oltre la concentrazione della donna come oggetto che il più delle volte ricorre nelle immagini pubblicitarie. Mi chiedo come sia possibile far passare nella pubblicità immagini cosi violente sapendo che essa diventa spesso veicolo di modelli di comportamento e di icone, specie per il pubblico giovanile.
I due stilisti dovrebbero chiedere scusa a tutte le donne e ai minorenni, ma non mi pare proprio che sia giunto alcun ché sinora. La moda è innanzitutto cultura etica, e veicolo di trasmissione di valori, sogni emozioni. E’vergognoso che si veicoli un messaggio di violenza e sopraffazione nei confronti delle donne. Quel manifesto non doveva essere mai autorizzato.

Daniele Damele
Docente di Etica e Comunicazione
Università di Udine e Gorizia

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