Tuesday, March 06, 2007

MOLESTANDO i minori maltrattiamo il nostro futuro


"Stai zitto altrimenti ti taglio la lingua", frase che abbiamo sentito spesso quand'eravamo piccini ben consapevoli che mai alcuno si sarebbe permesso di passare dalle parole ai fatti. Eppure è accaduto anche questo come pure l'atto di mettere un revolver alla tempia di un ragazzino per farlo stare buono. No, non ci siamo proprio. Così non va. Noi adulti dobbiamo interrogarci e subito.
Dietro le molestie e le violenze ci possono essere tante storie e tanti motivi, non c’è, però, alcuna giustificazione, anzi, ce n’è, forse, solamente una, l’ignoranza, intesa come non conoscenza.
Ma il tema non si risolve solo nella trattazione della vicenda come un fatto di cronaca. E' fondamentale trattare il tema in famiglia, coi nostri figli sotto vari aspetti. E' un problema, questo che riguarda noi stessi e non altri, trattasi di un qualcosa che ci tocca da vicino e sul quale non sempre prestiamo la dovuta attenzione. A me preme sostanzialmente trattare un aspetto legato alle conseguenze dell'abbandono dei bambini e dei ragazzi (adulti di domani) dinanzi a tv e internet.
Tv e internet, ma anche videogiochi e telefonini portano via un sacco di tempo per stare coi propri ragazzi sia se davanti a uno dei tanti video che caratterizzano la vita contemporanea frenetica si sia noi adulti, sia se ad usufruirne, magari, in forma smodata, siano i nostri figli. In altre parole abbandoniamo i ragazzi dinanzi a piccolo schermo e rete tanto da farli divenire dei veri e propri "tecnoadolescenti".
Dalla tv, in internet, ma anche attraverso i cellulari e i videogiochi si possono apprendere molte cose, la tecnologia può agevolarci, ma da questi strumenti possono giungere anche messaggi fortemente negativi, modelli diseducativi e fuorvianti per cui è del tutto necessario non lasciare, ovvero non abbandonare da soli i ragazzi dinanzi a tali citati strumenti. Dippiù l'esperienza insegna che lo spegnimento di tutti questi schermi e il passaggio al dialogo, a una sgambata su un prato verde, una passeggiata con chi rappresenta il nostro futuro è un atto che prima ancora di divenire un gesto di donazione di tempo si rivela, appunto da subito, un momento di accrescimento personale per chi lo fa. Insomma più che dare ai giovani, riceviamo da loro e tanto, altro che tagliar loro la lingua, fisicamente o metaforicamente, nel senso di non ascoltarli.
Peraltro, come si usa ripetere sempre i giovani sono il "nostro" futuro, ma prima ancora sono oggi il "loro" presente per cui e di questo loro presente che noi adulti ci dobbiamo occupare per garantire loro di vivere una vita da protagonisti senza mai sentirsi abbandonati a se stessi, ma sempre sostenuti e compresi anche nei loro errori. D'altra parte quanti errori commettiamo noi cosiddetti "grandi"?
Che fare allora? Non abbandonare, nè tantomeno maltrattare i nostri ragazzi, cercare il dialogo, il confronto, ascoltare e parlare, garantire disponibilità, attendere con pazienza, se serve, avere tanta pazienza, tenacia e soprattutto cercare dentro di sé per provare amore, un sentimento che alberga con sempre maggiore rarità nei nostri cuori e del quale, invece, credo si senta un enorme bisogno al giorno d'oggi. Non resta che provare, ovvero passare all'azione.


Daniele Damele
Docente di Etica e Comunicazione
Università di Udine e Gorizia

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