Thursday, March 29, 2007

BULLISMO: talk show lunedì 2 aprile alle 10.30


LUNEDì 2 APRILE ALLE ORE 10.30 nell'aula magna dell'Istituto Tecnico Industriale Arturo Malignani (viale Leonardo Da Vinci 10 - Udine) si terrà
il tak show dal titolo:

"BULLISMO? NO, GRAZIE!"

Sono stati invitati:

on. Maria Letizia De Torre, Sottosegretario alla Pubblica Istruzione (nella foto);
Roberto Antonaz, Assessore regionale all'Istruzione;
Marzio Strassoldo, Presidente Provincia di Udine;
Ivano Strizzolo, deputato;
Renzo Tondo, deputato;
Cesare Pancotto, coach Snaidero basket.

L'iniziativa è a cura del presidente del Coordinamento "Euretica", Alessandro Grassi, con Antonio Maria Bardelli, Fulvio Cuizza, Daniele Damele (che modererà il talk show), Paolo Molinaro e Renzo Travanut, in collaborazione con il dirigente scolastico dell'Istituto Tecnico Industriale Malignani, Arturo Campanella.

Sunday, March 25, 2007

ANORESSIA, un male da curare


Quando una donna soffre una delle forme in cui si può incarnare questa sofferenza è il rapporto con l’immagine del corpo, con il cibo e il peso. La perdita del senso del limite è tipica dell'anoressia e della bulimia, e tocca nello specifico quasi solo le donne. E’ molto vero che c’è una spinta sociale alla magrezza dettata soprattutto da pubblicità e mezzi di comunicazione, ma per le donne la magrezza può essere ciò che catalizza una sofferenza che proviene da altro. L’anoressia è il campo metaforico di una sofferenza, che si gioca nello spazio delle relazioni affettive. Le donne traducono la sofferenza soggettiva nel teatro del copro magro, nel rapporto con immagine - cibo - corpo - peso.
Non dobbiamo credere che il mondo della moda, della tv o della pubblicità siano i soli responsabili, ma la magrezza è pericolosa per le donne. Non è la moda che genera l’anoressia, poiché l’anoressia può essere la base su cui si aggancia una sofferenza individuale, ma l’ideale estetico della magrezza come stile di bellezza - di cui la moda si è fatta portatrice per oltre 15 anni - non è generatore di anoressia, non basta l’ideale della magrezza. La responsabilità dei creatori di moda è enorme, non nel senso che la fomentano ma nel senso che devono sapere cos’è l’anoressia affinché possano correggere l’ideale estetico della magrezza. Il corpo magro è il corpo che incarna lo stile contemporaneo e il mondo della moda non fa i conti col fatto che per il mondo femminile, a differenza dell’uomo, la magrezza può diventare qualcosa di cui non si misura il limite.
Guarire non è mai correggere un comportamento alimentare. Curare un disturbo alimentare non coincide col produrre un miglioramento rapido, ma vuol dire offrire uno spazio ad una persona per riflettere sui rapporti tra anoressia e storia della propria vita. Non c’è una cura standard per i disturbi alimentari né d’altra parte ci sono tempi rapidi di guarigione, bisogna che un soggetto possa - scoprendo i legami tra il sintomo e la propria storia - arrivare al tempo in cui si può fare a meno dell’anoressia. I disturbi alimentari sono un modo di dire con il corpo, di rendere visibile una sofferenza che si fa fatica a mettere in parola.
Occorre offrire a queste persone e ai loro familiari un luogo che accoglie e ascolta il disagio mostrato con il sintomo. Occorre comprendere che attraverso il corpo magro viene sotteso un messaggio che richiede di essere decifrato.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine

INTERVISTA a Daniele Damele (marzo '07)


Daniele Damele, giornalista, 45 anni, laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Geopolitica, docente di Etica e comunicazione all’Università di Udine e Gorizia, si è da sempre adoperato per la tutela dei minorenni rispetto agli effetti nocivi della televisione, alle truffe delle televendite, ai pericoli della rete, prestando la sua attenzione anche alla tutela della salute pubblica rispetto alle onde elettromagnetiche e alla valorizzazione delle lingue minoritarie storiche, come lo sloveno e il friulano. Ha da sempre un costante occhio di riguardo ad infanzia e adolescenza. Ha scritto cinque libri e si occupa anche di volontariato, in particolare con l’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO) di cui è responsabile della comunicazione a livello nazionale.
Damele, come sta andando il suo corso di etica e comunicazione a Gorizia?
“Beh, spero bene! E’ una grande soddisfazione poter insegnare, ma è anche impegnativo e costruttivo. Formare assieme la nuova classe dirigente è determinante. Sono soddisfatto che chi mi segue condivide che i media, vecchi e nuovi sono anch’essi, oggi, agenzie educative e per questo occorre accostarsi a loro criticamente”.
Quali consigli da ai suoi studenti?
“Nessun consiglio. Solo idee e riflessioni. La prima riflessione è quella volta ad ascoltare e confrontarsi, mettersi sempre in discussione. Occorre studiare e prepararsi, ma soprattutto guardare al mondo con passione, impegno e voglia di cambiare la società, renderla più a misura d’uomo”.
Sul piano pratico quali programmi tv e siti consiglia?
“Ce ne sono tanti di belli e anche educativi. Lo stesso vale per i siti della rete. C’è un mondo di cultura, bellezze naturali e altro tutto da scoprire e navigare evitando la spazzatura. L’importante, se si è minorenni, e non farlo mai da soli”.
E lei cosa guarda in tv?
Poche cose a dire il vero. I telegiornali, Striscia la Notizia, ma solo quando ci sono i miei amici Greggio e Iacchetti, lo sport, qualche film. Mi piacciono molto alcune produzioni delle tv locali, ma non mi riferisco ovviamente a quelle alle quali collaboro!”.
E in internet?
“I siti sui quali navigo sono quelli utili alle mie attività lavorative. Spesso, quando devo volare, consulto il sito dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari per vedere se si parte in orario oppure no!”
Di cosa c’è bisogno oggi nella comunicazione politica?
“Potrei riempire un libro, un altro. Bisogna cercare tutte le strade possibili per avvicinare la gente alla comunicazione, anche politica e ad una gestione trasparente della cosa pubblica. Occorre svolgere un ruolo attivo di garanzia per la collettività come, peraltro, previsto dalla legge”.
In tv, a Telefriuli come a Telequattro e a Radio Punto Zero ha sempre valorizzato i giovani. Perché?
“Miro a far dialogare adulti e ragazzi sui temi più importanti della nostra società fornendo delle alternative al terribile wrestling, e alle tante proposte di modelli diseducativi che si vedono alle tv nazionali, come ad esempio i reality, altra spazzatura”.
Lei ha anche sviluppato una forte professionalità rispetto all’inquinamento elettromagnetico. Ci dica: dobbiamo temere per la nostra salute?
“Più che temere dobbiamo vigilare costantemente. Fortunatamente i limiti imposti dai governi dell’Ulivo e della Casa delle libertà sono molto bassi, i più bassi in Europa. Esistono dei problemi certi per elettrodotti e antenne radio-televisive, vedasi Conconello e Chiampore a Trieste, ma anche Faedis e Monte San Michele nell’isontino mentre per le antenne dei telefonini forse sussiste un eccessivo allarmismo. Va detto che i limiti imposti dalla legge non sono mai stati superati dalle stazioni di radio base per la telefonia cellulare in Friuli – Venezia Giulia. Occorre, però, mantenere la guardia alta e vigilare chiedendo maggiori controlli all’Arpa. Consiglio, in ogni caso, di visitare il sito http://www.monitoraggio.fub.it/ che riporta in tempo reale tutti i dati dei controlli effettuati per conto del Ministero delle Comunicazioni costantemente attento alle necessità del cittadino”.
Veniamo, infine, all’Aido, l’associazione per la donazione di organi. I dati sono confortanti, almeno in Friuli Venezia Giulia vero?
“Sì, certamente. E ciò lo si deve alla Regione, alle Aziende sanitarie, ai tanti bravi medici e alle associazioni. Ma resta ancora tanto da fare perché le liste d’attesa, specie per i trapianti di rene, sono molto lunghe. Per questo dobbiamo proseguire nell’azione di sensibilizzazione. Portarci dietro gli organi una volta morti è inutile, meglio donarli a chi ne ha bisogno”.

Tuesday, March 20, 2007

CATTIVE ragazze dagli Usa: facciamone a meno


In America vanno di moda le cattive ragazze: fumano, bevono, si drogano e si mostrano senza veli. Da un'inchiesta americana risulta che molte bambine e adolescenti le imitano. L’onda d’urto si propagherà anche in Italia?
Colpa di quanto sta accadendo negli Stati Uniti è attribuita a Britney Spears, Paris Hilton, Nicole Richie e Lindsay Lohan, ciò secondo un’indagine del settimanale americano Newsweek che evidenzia come per il 77% degli americani queste tre reginette del trash traviano l’educazione delle adolescenti. Sono le ragazze-idolo di molte teenagers e comportandosi male, danno un pessimo esempio. «Grazie a questi orribili modelli – si domandano le due giornaliste americane curatrici dell'indagini – stiamo forse tirando su una generazione di baby-prostitute?». Siamo ben lontani dal modello di “Ragazze cattive” creato da Oates Joyce qualche anno fa con la sua storia di gang femminili nell’America degli anni ’50. Quelle ragazze erano contro qualcosa, contro la violenza, il maschilismo, la discriminazione, contro le umiliazioni. Qua si parla di biondine diventate famose grazie a un bel corpo, qualche abilità, la discendenza, ma soprattutto tanta disinibizione, tv e internet che le rende modelli.
Grazie al web e ai new media, infatti, i ragazzi riescono a conoscere tutto sulle loro star: i problemi di Britney con l'alcool e la sua terapia alla clinica di disintossicazione, la riabilitazione di Lindsay Lohan (e nonostante questa il continuo frequentare pub e tornare a casa all'alba), le foto osé di Paris Hilton. Nel cyberspazio gli scoop viaggiano molto più velocemente e offrono informazioni multisensoriali. Con Youtube si possono vedere i filmati con le ultime novità e nei blog dedicati al gossip come perezhilton.com, tmz.com e defamer.com, si possono avere informazioni dettagliate su ogni singolo passo fatto dalle quattro americane.
Al settimanale Usa un'insegnante ha dichiarato che le sue scolare di seconda elementare (7 anni) già usano termini come "sexy", cantano canzoni a luci rosse e flirtano con i loro compagni. Si parla anche di anticipo considerevole del primo rapporto sessuale e di aumento di gravidanze non previste fra le più giovani. Le ragazzine rischiano di assumere comportamenti non in linea con la loro età dettati dai modelli creati dal gossip.
Ma la colpa è delle cattive star televisive oppure dell'eccessiva rilevanza mediatica?Otto americani su 10 pensano che il ruolo della sessualità nella cultura popolare sia di maggior rilievo rispetto a quanto accadeva nella precedente generazione. Il 70% pensa che questo sia “un male”. Gli americani sembrano stufi di queste ragazze viziate e senza cervello che passano da un party all'altro dimenticandosi a casa gli slip. Per non dimenticare le extra-diete che seguono per essere impeccabili.
Anche dall'altra parte del globo, in estremo Oriente, in Giappone, vanno di moda le cattive ragazze. Sono le Harajuku girl, donzelle senza regole: si vestono in modo colorato e molto kitsch facendo accostamenti improbabili come kimono e giacca di pelle, vestito bianco di pizzo e catene. Si truccano molto e hanno diversi tatuaggi; in Occidente sono un nuovo modello punk. Ma a parte il modo molto stravagante di acconciarsi, sotto i vestiti indossano la biancheria e non fanno abuso di alcol e droghe… si connotano più come una reazione al mondo tradizionalista. E in Italia? «Le nostre veline, anche quelle più trash hanno un'aria ancora domestica. Non sfoggiano mutande inesistenti, birre bevute a canna, passioni per gli eccessi di velocità e paradisi artificiali. Ma il trend di ereditare dopo qualche tempo tutte le smanie d'Oltreoceano è solitamente irreversibile. O forse no? Almeno stavolta facciamone a meno.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

Sunday, March 18, 2007

VIETATO il porno in tv: ma occorre bandire anche la violenza


L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha vietato il porno in tv anche di notte sulla base del Testo unico della radiotelevisione. Un atto positivo al quale guardare certamente con soddisfazione, ma non basta. Dobbiamo tendere a eliminare dalle tv anche tante altre negatività che, forse, sono ben peggiori delle tettone proiettate da Mezzanotte alle 7 dalla tv private locali. Mi riferisco alle immagini di violenza, terrore, horror, ma anche ai reality, ai tanti, continui messaggi diseducativi, alle pubblicità estreme o offensive, ai talk urlati, alle scene preparate di litigi, urla, conflitti, alle falsità preparate ad arte. La fascia protetta per i minorenni va solo dalle ore 16 alle 19. Poi esiste la cosiddetta "tv per tutti" che va dalle 7 alle 22.30. Ebbene sia realmente una tv per tutti, guardabile senza timori anche con a fianco un bambino, senza bollini rossi o scene e, insisto, messaggi vergognosi tendenti solo a puntare all'audience e al profitto. Certo c'è sempre la possibilità di spegnere la tv, ma gli operatori della comunicazione dovrebbero fare uno, dieci, mille passi indietro rispetto a una tv sempre più indecente, specie per i nostri ragazzi.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

VIDEOGIOCHI: in arrivo quelli in interazione neurale


Controller cerebrale per giochi virtuali sempre piu' reali. Si tratta di un casco che permette un'interazione neurale con i videogiochi. Presentato al Game Developers Conference 2007 il lancio del prodotto sul mercato mondiale avverra' nel 2008 (e non e' detto che il suo debutto debba essere legato solo alla dimensione video ludica, dato che sono gia' in fase avanzata alcuni esperimenti in settori industriali come quello medicale, della sicurezza, e della televisione interattiva). Realizzato da un'azienda australiana, il casco neurale, che e' ancora un prototipo e si ''chiama'' Project Epoc, ed è composto da caschetto wireless, ricevitore wireless/USB e software per interagire con i giochi per PC o console semplicemente facendosi "leggere" il cervello. L'azienda produttrice, fondata nel 2003, dispone di uffici in Australia e Stati Uniti. Fra i suoi investitori piu' importanti figura lo stesso governo australiano: uno dei quattro co-fondatori, Allan Snyder, è il direttore di The Centre for the Mind, joint venture tra Australian National University e University of Sydney. I sensori integrati nel caschetto sono in grado di rilevare i segnali elettrici cerebrali e, una volta elaborati, trasmetterli in modalita' wireless ad un unita' di processing, come un PC, dotata del software specifico. Secondo Randy Breen, chief product officer dell'azienda, all'utente bastera' "pensare" al movimento di oggetti per assistere ad una trasposizione video ludica di queste azioni. Saranno rilevate anche le espressioni facciali e il senso di eccitazione o calma. Insomma, per l'azienda del Paese dei canguri è certamente il primo passo verso l'interazione "neurale". Come avviene con i sistemi di riconoscimento della voce e della scrittura, anche in questo caso la piattaforma software ha bisogno di un periodo di "apprendimento". La rilevazione lavora al meglio quando pensi ad un'azione in un modo particolare, e ripetendola allo stesso modo ogni volta. Un gran numero di ragazzini ha già provato il sistema, e nella maggior parte dei casi sono quelli che hanno raggiunto i migliori risultati. Fondamentalmente - viene spiegato - perche' non hanno le stesse barriere degli adulti. Hanno fantasie sul movimento telecinetico e ci credono. Ma è questo il futuro che vogliamo per i nostri giovani?

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

Saturday, March 17, 2007

WRESTLING: ahimé, approda sui cellulari negli Usa


Il wrestling, ahimé, approda sul cellulare. Grazie al principale operatore di telefonia mobile degli Stati Uniti, di proprieta' di AT&T, i lottatori di wrestling professionistico potranno essere visti lottare anche dallo schermo di un telefonino. L'accordo e' frutto di una intesa con la Wrestling Entertainment Inc.. In pratica alcuni dei video della federazione mondiale di Wrestling saranno accessibili per 19,99 dollari al mese come parte del servizio multimediale offerto da Cingular. La societa' vendera' anche un pacchetto di video "premium" a 4,99 dollari al mese, che permettera' di vedere le azioni migliori degli spettacoli di punta, come Wrestlemania e la Royal Rumble. Il portavoce della Cingular ritiene che un'ampia fetta dei 61 milioni di clienti siano appassionati di wrestling e che pertanto "il servizio funzionera' molto bene". In precedenza altre due societa' americane avevano sviluppato un gioco per cellulari basato sulla federazione di wrestling WWF, famosa in tutto il mondo. Il gioco per ora e' disponibile per terminali compatibili Java. Il gioco si chiama WWF Mobile Madness e permette di prendere parte a furiosi combattimenti, tipici dello spettacolare sport molto famoso negli USA, prendendo le parti di uno dei piu' importanti wrestler, Kane the Undertaker. Ben 21 saranno gli avversari che si potranno sfidare e si potra' anche creare un lottatore personalizzato. Sconosciuta ancora la data di uscita sul mercato ed i costi di gioco.
Certamente l'operazione sbarcherà presto anche in Europa all'insegna del profitto incuranti di quanto diseducativi siano tali combattimenti, specie per i minorenni. Ancora una volta il danaro vince sui valori mentre l'allarme più volte lanciato sulla pericolosità dell'uso dei new media risulta certamente fondato.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

Friday, March 16, 2007

SICUREZZA stradale e giovani nel week end: occorre una nuova cultura


Le domeniche in tv e i lunedì sui giornali appaiono da molto tempo dei veri e propri bollettini di morti giovani. Stragi del sabato notte che spesso hanno delle terribili anteprime già il venerdì notte. I fine settimana sono caratterizzati dalle uscite dei ragazzi, per lo più in discoteca, peregrinazioni, una sorta di nomadismo da questa all'altra struttura alla ricerca di divertimento e sballo, una frenetica e spasmodica ricerca di evasione e trasgressione fino alle cosiddette ore piccole. Poi il ritorno a casa con, spesso, una dose elevata, troppo elevata di alcool, ma anche, ahimé, di sostanze stupefacenti. A nulla è valso l'invito, rivolto tempo fa, a non far bere (e nemmeno dorgarsi) l'autista della compagnia, quasi, peraltro, fosse inevitabile accettare che i sabato sera si deve eccedere con alcolici e droghe.
Il governo centrale ha opportunamente predisposto delle linee guida per contrastare e prevenire tale fenomeno che non è certo nato ieri, ma io credo che occorra fare molto di più, andare oltre al fine di favorire la proposta di una nuova cultura della sicurezza, non solo stradale, ma personale di ognuno di noi.
Innanzi tutto le infrastrutture: occorrono investimenti sulle strade per renderle più sicure, al di là dei week end. Creare più corsie e una divisione con guard rail del senso di marcia in tutte le strade dove ciò sia realizzabile con esclusione delle vie comunali è un obiettivo imperativo. Già così si renderebbero impossibili gli scambi di carreggiata e non sarebbe affatto poca cosa. Poi occorre favorire la diffusione di corsi di specializzazione alla guida dei veicoli. La patente di guida è una cosa, specializzarsi mentre si conduce una vettura, magari ad alta velocità e tutt'altra cosa.
Ma ciò che si rende indispensabile è l'accennata ricerca di una nuova cultura con messaggi educativi per tutti di alto livello. Bisogna entrare nelle scuole, nelle università, nelle famiglie con proposte accattivanti e forti che tendano a esaltare il valore della vita umana. Bene sarebbe utilizzare testimonial esaltati dai giovani, favorire la diffusione di film e fiction contenenti messaggi positivi.
I media, sì, ancora una volta sempre loro, tv, internet, videogiochi e tutti gli altri organi di comunicazione possono e devono, assieme e di concerto con istituzioni, associazioni e persone, svolgere un ruolo educativo mentre le famiglie devono approfondire il dialogo con i propri figli.

L'importante è fare presto perché i fine settimana arrivano inesorabilmente ogni sette giorni.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

GATES limita internet a sua figlia di 10 anni a 45 minuti al giorno


"Il papà di Microsoft, Bill Gates, ha limitato l’accesso a internet alla figlia, Jennifer Katherine, 10 anni, a 45 minuti al giorno. Il provvedimento non suonerebbe eclatante se a prenderlo fosse stato qualunque altro genitore, ma evidentemente il fatto stesso che Gates, il re dell’informatica, si sia reso conto dei rischi che può dare una sovraesposizione al web e abbia posto dei paletti nel suo contesto familiare, deve suonare come campanello d’allarme per quei genitori che tanto attenti e coscienti dei pericoli della Rete non sono": è quanto dichiarato da Daniele Damele, docente di etica e comunicazione, a margine di un incontro sul ruolo del volontariato e la comunicazione svoltosi a Trieste.
"Plaudo - ha detto Damele - alla consapevolezza di un padre, prima ancora che personaggio pubblico come Bill Gates, che ora potrebbe divenire perfetto come testimonial per la navigazione sicura in rete. Nessuno meglio di lui – ha continua Damele - può capire l’importanza di porre dei limiti di accesso al web in nome della sicurezza dei nostri figli. La sua sensibilità verso un problema che riguarda l’universo globale - ha detto sempre il docente - dovrebbe essere di esempio ai genitori, soprattutto italiani che, troppo spesso, lasciano i figli soli nella navigazione, con il rischio che incappino in spiacevoli con pedofili o contenuti non adatti alla loro età”.

Thursday, March 15, 2007

INTERVISTA a Damele de "Il portale di Trieste"


Intervista a Daniele Damele de "Il portale di Trieste

- Iniziativa per la diffusione della cultura".


Alcune domande del portale a Daniele Damele:

Chi è Daniele Damele? Ci parli un po' di lei .

Mi occupo di comunicazione da una vita. Sono dottore di ricerca in Geopolitica all'Università di Trieste, docente di etica e comunicazione all'Università di Udine e Gorizia. Dopo aver scritto per molti anni per il Messaggero Veneto, sono stato per cinque anni, dal '98 al 2003, presidente del Corecom del Friuli Venezia Giulia. Ora collaboro con Telefriuli, Telequattro e Radio Punto Zero. Mi occupo da anni di tutela dei minorenni rispetto a tv, internet, videogiochi e telefoni cellulari con il Ministero delle Comunicazioni. Ho due figli. Vivo tra Trieste e Udine, ma spesso sono a Monfalcone dove abita mia mamma e a Pordenone da mia sorella. Mi sento cittadino di questa splendida regione che adoro.

Come ha iniziato la sua carriera?

A Monfalcone dove giunsi da Treviso all'età di 14 anni. Ho fatto le scuole superiori nella città dei cantieri. Ho iniziato col fare il giornalino della scuola e poi a collaborare con Voce Isontina e Radio Stereo Monfalcone. I miei primi maestri furono don Lorenzo Boscarol e Guido Baggi. Ne seguirono tanti altri, da Vittorino Meloni a Danilo Soli al Messaggero Veneto. All'Università la mia prof di riferimento è sempre stata ed è Maria Paola Pagnini.

Daniele Damele non può fare a meno di ...

Leggere i giornali. Sono ancora innamorato della carta stampata nonostante i successi di notorietà in tv e radio. Reputo, peraltro, che la stampa locale svolga un ruolo ancora fondamentale. peccato che fanno parlare sempre e solo pochi noti.

I suoi prossimi progetti?

A dire il vero sono felice di quanto faccio. Magari sarebbe bello poter pensare a qualcosa a Roma per poter incidere di più su una vera e propria emergenza, quella della tutela dei minorenni rispetto agli organi di comunicazione pensando anche a valorizzare il nostro futuro puntando sul presente dei ragazzi in forma positiva e con amore, un valore di cui si sente l'enorme assenza.

Ci racconti un aneddoto curioso.

Ezio Greggio non ne può più del mio essere grafomane. Dice che gli costo "na cifra" in termini di tempo e bolli... Ma mi onora della sua amicizia e questo è molto bello. Con lui collaboro nell'associazione "Ezio Greggio per i bimbi nati prematuri" anche perchè mio figlio Marco, di 13 anni, oggi uno splendido torello, nacque prematuro.

Ripercorrendo le tappe della sua carriera, cosa lascerebbe e cosa toglierebbe?

In realtà nulla. Sono stato e sono fortunato. Faccio ciò che mi piace. Mi spiace solo che la politica vuole farti indossare una casacca professando una tua appartenenza. Lo fanno quasi tutti con tutti i giornalisti, sbagliando. Sogno un mondo nel quale tu possa essere considerato per quanto fai e non per chi lo fai.

Usa spesso internet?

Certamente sì. E' uno spazio di libertà e democrazia. Ci ho fatto un blog: http://danieledamele.blogspot.com e spero possa crescere ancora. Certo è che c'è, purtroppo, anche molta spazzatura e, quindi, spazio ai filtri salvafamiglie, specie per i minorenni, ricordando che, in ogni caso, i migliori filtri restano ancora e sempre quelli umani.

Pensa che un sito come "Il Portale di Trieste" possa essere un buon veicolo per accrescere l'interesse dei giovani per la cultura e lo spettacolo nella nostra città?

Ne sono convinto. Ogni esperienza del genere è ben accetta e positiva. Rivolgo i miei complimenti a detta iniziativa assieme agli auguri di molti contatti. A Trieste si sente il bisogno di nuovi spazi per uscire da certi piccoli cortili.

La ringraziamo del tempo che ci ha concesso e ci auguriamo di averla ancora ospite del nostro sito. Noi continueremo a seguirla con molto piacere nei suoi lavori.

Grazie a voi e in bocca al lupo.


MESSAGGI distruttivi e diseducativi per i nostri giovani in tv: sono troppi


Sono in costante aumento i messaggi distruttivi e diseducativi che, tramite tv e internet, arrivano ogni giorno nelle case di tanti minorenni. Sussistono responsabilità gravi e pesanti degli oligopolisti che controllano il mercato dei nuovi media, ma pochi alzano la voce contro e ad ancor meno sono garantiti spazi per le loro denunce. Occorre, invece, agire per difendere la dignità dei nostri bambini e i loro diritti sanciti dall'Onu. Il mercato mediatico internazionale propone oggi degli scenari e delle sfide insidiose rispetto alle quali non possiamo e non dobbiamo sottrarci.
E' indubbio quanto siano rapidi, ormai, i mutamenti in corso nel mondo delle comunicazioni. Mentre la carta stampata lotta per salvare la sua diffusione, nuove forme di media, come la televisione e internet, si stanno sviluppando ad una velocità straordinaria, spesso usando la lingua inglese. Sullo sfondo della globalizzazione questa affermazione dei media elettronici coincide con la sua crescente concentrazione nelle mani di poche multinazionali, la cui influenza oltrepassa ogni confine sociale o culturale . Quali sono gli effetti di questa crescita dell’ industria mediatica? E’ una domanda che riguarda chiunque abbia a cuore il bene comune della società civile giacché i media invadono e permeano la cultura moderna.
Senza dubbio i vari componenti dei mass media hanno dato un grande contributo al processo di civilizzazione. Basti pensare ai documentari di qualità, ai notiziari, all’intrattenimento generale, ai dibattiti. Inoltre, per quanto riguarda in particolare internet, deve essere doverosamente riconosciuto che la rete ha aperto un mondo di conoscenze e possibilità di imparare a molti che prima avevano difficoltà di accesso. Tali contributi al bene comune meritano plauso e devono essere incoraggiati. D’altra parte è anche chiaramente evidente che molto di ciò che è trasmesso in varie forme nelle case delle famiglie è distruttivo e diseducativo e a ciò occorre porre un freno.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

PUBBLICITA' offensiva: s'indaghi sul ruolo del Giurì dello Iap


Tv, radio e tutti gli organi di stampa non parlino più del sacrosanto diritto di richiedere a una società di moda italiana di ritirare la pubblicità richiamando tale azienda al rispetto delle regole. Piuttosto si favoriscano inchieste giornalistiche sulle azioni del Giurì per l’autodisciplina pubblicitaria
La pubblicità cui mi riferisco rappresenta in maniera non allusiva una vera e propria istigazione allo stupro di gruppo: una donna sofferente a terra e tre uomini sulla cui funzione l’immagine non lascia dubbi. Citare la società risulterebbe fare pubblicità alla stessa. Per questo chiedo di non trattare più tale specifico fattaccio, ma d'indagare su ruolo e azioni del Giurì dell'Istituto di autodisciplina della pubblicità (Iap).
E' chiaro che non si può che provare sconcerto per la foto propagandata poiché essa va molto oltre la concentrazione della donna come oggetto che il più delle volte ricorre nelle immagini pubblicitarie. Mi chiedo come sia possibile far passare nella pubblicità immagini cosi violente sapendo che essa diventa spesso veicolo di modelli di comportamento e di icone, specie per il pubblico giovanile.
I due stilisti dovrebbero chiedere scusa a tutte le donne e ai minorenni, ma non mi pare proprio che sia giunto alcun ché sinora. La moda è innanzitutto cultura etica, e veicolo di trasmissione di valori, sogni emozioni. E’vergognoso che si veicoli un messaggio di violenza e sopraffazione nei confronti delle donne. Quel manifesto non doveva essere mai autorizzato.

Daniele Damele
Docente di Etica e Comunicazione
Università di Udine e Gorizia

Wednesday, March 07, 2007

SOCIETA' e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media


SOCIETÀ E TUTELA DEI MINORENNI NEL MONDO GLOBALIZZATO DAI MEDIA - Idee e riflessioni per educatori e genitori

Laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, Daniele Damele è giornalista pubblicista, docente di etica e comunicazione all'Università di Udine e Gorizia, già vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori e coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l’uso consapevole di Internet del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, ha pubblicato, tra gli altri:
1) “La Transizione in Friuli-Venezia Giulia”, Franco Rosso Editore;
2) “Tvogliamo – La tivù che vogliamo per i bambini”, Franco Rosso Editore;
3) “Nuove frontiere della Comunicazione”, Edizioni Università di Trieste;
4) “A tu per tu – ritratti”, interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell’informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia; oltre a vari articoli e pubblicazioni universitarie inerenti in particolare alla comunicazione e alla geopolitica, con specifico riferimento ai Paesi dell’Est europeo.

“L’altra conseguenza dell’esposizione alla violenza dei media può essere la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell’altro, e a un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. Questo atteggiamento è comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società.

L’autore devolve i proventi di questa opera a favore dell’Ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste
Euro 17,00
Info in qualunque libreria

BAUDO e Sanremo sono servizio pubblico?


Il recente Festival di Sanremo si è chiuso con polemiche tra un sempre strapagato Pippo Baudo (al pari di tanti altri uomini e donne dello spettacolo) e altri vari soggetti. Nessuno ha posto, però, purtroppo, l'accento sulla questione di fondo: il Festival di Sanremo, al pari di tanti altri varietà, spettacoli, reality è considerato servizio pubblico? In altre parole l'immensa gaudente macchina di Sanremo è pagata anche con i soldi derivanti dal canone tv?
Se così fosse qualcuno in alto può spiegare quali sono gli obiettivi di servizio pubblico perseguiti attraverso Sanremo, reality e altro? Urge veramente che alla Rai (le cui entrate derivanti dal canone costituiscono una percentuale affatto indifferente) si passi immediatamente a una trasparente contabilità separata, ma anche all'evidenziazione tramite scorrimenti e altri segnali iconografici distintivi di quanto realizzato o acquistato e messo in onda grazie ai fondi del canone e quanto, invece, in virtù degli introiti pubblicitari o di convenzioni con Enti pubblici o privati. .

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

Tuesday, March 06, 2007

MOLESTANDO i minori maltrattiamo il nostro futuro


"Stai zitto altrimenti ti taglio la lingua", frase che abbiamo sentito spesso quand'eravamo piccini ben consapevoli che mai alcuno si sarebbe permesso di passare dalle parole ai fatti. Eppure è accaduto anche questo come pure l'atto di mettere un revolver alla tempia di un ragazzino per farlo stare buono. No, non ci siamo proprio. Così non va. Noi adulti dobbiamo interrogarci e subito.
Dietro le molestie e le violenze ci possono essere tante storie e tanti motivi, non c’è, però, alcuna giustificazione, anzi, ce n’è, forse, solamente una, l’ignoranza, intesa come non conoscenza.
Ma il tema non si risolve solo nella trattazione della vicenda come un fatto di cronaca. E' fondamentale trattare il tema in famiglia, coi nostri figli sotto vari aspetti. E' un problema, questo che riguarda noi stessi e non altri, trattasi di un qualcosa che ci tocca da vicino e sul quale non sempre prestiamo la dovuta attenzione. A me preme sostanzialmente trattare un aspetto legato alle conseguenze dell'abbandono dei bambini e dei ragazzi (adulti di domani) dinanzi a tv e internet.
Tv e internet, ma anche videogiochi e telefonini portano via un sacco di tempo per stare coi propri ragazzi sia se davanti a uno dei tanti video che caratterizzano la vita contemporanea frenetica si sia noi adulti, sia se ad usufruirne, magari, in forma smodata, siano i nostri figli. In altre parole abbandoniamo i ragazzi dinanzi a piccolo schermo e rete tanto da farli divenire dei veri e propri "tecnoadolescenti".
Dalla tv, in internet, ma anche attraverso i cellulari e i videogiochi si possono apprendere molte cose, la tecnologia può agevolarci, ma da questi strumenti possono giungere anche messaggi fortemente negativi, modelli diseducativi e fuorvianti per cui è del tutto necessario non lasciare, ovvero non abbandonare da soli i ragazzi dinanzi a tali citati strumenti. Dippiù l'esperienza insegna che lo spegnimento di tutti questi schermi e il passaggio al dialogo, a una sgambata su un prato verde, una passeggiata con chi rappresenta il nostro futuro è un atto che prima ancora di divenire un gesto di donazione di tempo si rivela, appunto da subito, un momento di accrescimento personale per chi lo fa. Insomma più che dare ai giovani, riceviamo da loro e tanto, altro che tagliar loro la lingua, fisicamente o metaforicamente, nel senso di non ascoltarli.
Peraltro, come si usa ripetere sempre i giovani sono il "nostro" futuro, ma prima ancora sono oggi il "loro" presente per cui e di questo loro presente che noi adulti ci dobbiamo occupare per garantire loro di vivere una vita da protagonisti senza mai sentirsi abbandonati a se stessi, ma sempre sostenuti e compresi anche nei loro errori. D'altra parte quanti errori commettiamo noi cosiddetti "grandi"?
Che fare allora? Non abbandonare, nè tantomeno maltrattare i nostri ragazzi, cercare il dialogo, il confronto, ascoltare e parlare, garantire disponibilità, attendere con pazienza, se serve, avere tanta pazienza, tenacia e soprattutto cercare dentro di sé per provare amore, un sentimento che alberga con sempre maggiore rarità nei nostri cuori e del quale, invece, credo si senta un enorme bisogno al giorno d'oggi. Non resta che provare, ovvero passare all'azione.


Daniele Damele
Docente di Etica e Comunicazione
Università di Udine e Gorizia

MONSELICE: la violenza allo stadio è frutto anche dei modelli negativi della tv


La violenza di Monselice, che ha visto coinvolti tifosi di squadre della Prima Categoria,e di Beverare è l'ennesimo segnale di difficoltà di una sempre maggiore fascia di popolazione più incline a seguire i modelli imposti da tv, internet, cellulari e videogiochi piuttosto che optare per una scelta fondata sui valori che veda nell'altro non un bersaglio da colpire, ma una persona da amare": è quanto ha dichiarato Daniele Damele, docente di etica e comunicazione all'Università di Udine. Damele ha evidenziato come "la prima e piena responsabilità di fatti del genere è degli adulti, genitori in primis" per poi sottolineare come "l'effetto emulazione derivante all'enfasi che tv e internet danno a certi fatti, e pure e ancor di più come determinati modelli proposti possono certamente provocare azioni come la rissa di Monselice".
Secondo Damele il modello da seguire, in questi casi è quello dell'analisi di quanto accaduto e delle proposte alternative, come spesso si ritrova sulla carta stampata e sulle tv locali a differenza delle tv nazionali e dei siti internet che preferiscono il sensazionalismo per catturare utenti.Damele ha segnalato come "nessun mezzo di comunicazione va demonizzato. Ciò che va detto a nostri giovani, ad esempio, è che anziché cercare immagini tipo wrestling e videogiochi che premiano e danno punti a chi colpisce più duro ed elimina più persone si possono cercare nuove proposte come i videogiochi positivi e benedetti dalla stessa Chiesa cattolica dove i punti sono assegnati in misura maggiore a chi compie buone azioni. "Accanto a ciò è oltremodo necessario - ha aggiunto Damele - che gli adulti rimangano sempre vicini ai ragazzi nelle loro scelte, nella visone di programmi tv e siti internet e nella scelta dei videogiochi proponendo modelli comportamentali positivi come quello del volontariato ai disabili".
Sempre il docente ha continuato sostenendo che "uno stadio non deve divenire un luogo dove scaricare frustazioni, ma di aggregazione, gioco e divertimento secondo una mentalità diversa che si fondi anche sulla cultura della sconfitta, dell'accettazione dell'altro, della sana comunicazione rigettando conformismi ed edonismo. In questo senso sussiste la necessità di un nuovo dialogo tra genitori e figli, magari proprio spegnendo la tv".

SERVIZIO del Libro Parlato "G. Damele" alla Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena

E' stata pubblicata la presentazione sul sito della Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena dello speciale Servizio del Libro Parlato intitolato a "Giulio Damele", monfalconese, di origine veneziana. La presentazione si propone su una delle tre icone del sito e specifica come il Servizio del Libro Parlato "G. Damele" risulti attivo presso la Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena dal maggio 1993.
Il Servizio del Libro Parlato - originariamente indirizzato a persone non vedenti e ipovedenti, residenti in Siena e provincia, iscritti e non nelle liste dell'Unione Italiana Ciechi - consiste nel mettere a disposizione di una particolare utenza opere pubblicate in nero (cioè a stampa) e registrate su supporto analogico o digitale. Ad oggi il servizio è allargato a persone dislessiche o portatrici di patologie che impediscono comunque la normale lettura del libro in nero.
L'attivazione di questo tipo di servizio fu il punto di arrivo di tutta una necessaria attività di contatti con il Centro del Libro Parlato di Feltre. Il Centro, fondato nel 1983 al maestro Gualtiero Munerol, si è poi trasformato in Associazione Centro Internazionale del Libro Parlato "A. Sernagiotto", della quale è Presidente Flavio Grigoletto e Direttore lo stesso Munerol. Il Centro ha a disposizione centinaia di volontari - anche di madrelingua - sparsi in tutta Italia, i quali si incaricano di registrare, anche su specifica richiesta di utenti, opere dei più vari argomenti, compresi testi di studio (vedi sito: www.libroparlato.org).
Attraverso il Centro - unica associazione di questo tipo dichiaratasi, al momento, disponibile ad una collaborazione - la Biblioteca di Siena può dotarsi di un Fondo di audiolibri (198 opere, per un totale di 1198 audiocassette), arricchitosi nel tempo con alcune donazioni. Gli argomenti del Fondo spaziano dalla storia alla saggistica, alla religione, alla psicologia, ai testi teatrali, alla narrativa (la più richiesta).
La Biblioteca si è poi indirizzata verso un'integrazione non generica del patrimonio in questione. E dal 2003, pur mantenendo il rapporto con il Centro feltrino - finalizzato principalmente al prestito interbibliotecario - si sta invece realizzando uno specifico "Fondo Senese" di audiolibri, cioè di opere riguardanti Siena ed il suo territorio e quelle di autori senesi.
Fu a questo scopo che la Biblioteca si avvalse fin dall'inizio delle preziose collaborazioni del capitano Giulio Damele - oggi scomparso ed al quale è stato intitolato il Servizio - e di sua moglie Bianca Maria Lupi, a tutt'oggi l'unica valida donatrice di voce per il Servizio senese.
Il Fondo si è già dotato di 92 audioincisioni su supporto analogico, prevedendo per il futuro anche la trasposizione su supporto digitale della copia da dare in lettura.
Gli audiolibri possono andare in prestito con le seguenti modalità:
- non più di tre opere contemporaneamente e per un periodo massimo di un mese;
- il materiale richiesto da utenti non residenti in Siena città viene inviato direttamente a domicilio, gratuitamente, in appositi contenitori da riutilizzare per la spedizione di ritorno;
- la fruizione del patrimonio di audiolibri del Centro internazionale "A. Sernagiotto" avviene con le stesse modalità;
- per le richieste di specifiche registrazioni di opere non presenti nella raccolta senese e, però, interessanti per questa, le incisioni sono gratuite; le audioregistrazioni delle stesse entreranno infatti a far parte del fondo e potranno poi essere prese in prestito anche dal richiedente;
- per le richieste di registrazioni di opere non interessanti la raccolta (ad es.: testi di studio), la registrazione comporterà un rimborso spese del materiale utilizzato (circa 2 euro ad audiocassetta) o la fornitura dello stesso numero di audiocassette utilizzato per la registrazione;
- se la richiesta dovrà essere indirizzata al Centro feltrino (che prevede anche la registrazione su CD-MP3), si invita a consultare le modalità nel sito: www.libroparlato.org.

BULLISMO e mobbing: la cultura della violenza


Da tempo varie notizie riempiono le pagine dei giornali e gli schermi delle tv portandoci all’attenzione uno dei maggiori problemi che affigge la nostra, apparentemente civilizzata, società: il bullismo. Tale fenomeno, negli ultimi anni, sembra manifestarsi in modo preoccupante e riguardare tutti i ceti sociali e i generi sessuali, senza alcuna distinzione di area geografica. Un male della nostra attuale società che in età evolutiva si chiama bullismo e che, quando riguarda l’età adulta, prende il nome di mobbing o violenza. In tal senso, infatti, il bullismo, al pari del mobbing, deriva da un comportamento vessatorio, ripetuto nel corso del tempo, messo in atto ai danni di un soggetto più debole al fine di compiere azioni offensive, nei confronti di quest’ultimo, da parte di una o più persone.
Nel terzo millennio, nell’area del progresso e dell’ integrazione delle differenze, come è possibile poter spiegare la diffusione di una condotta che affonda le proprie radici nel tentativo di prevaricare e vittimizzare un altro essere umano tendenzialmente più debole?
Nel bullismo, come nel mobbing, gli atti e i comportamenti rilevanti si traducono in critiche, molestie, minacce, maltrattamenti verbali esasperati e in atteggiamenti , più o meno marcati, che danneggiano la personalità dello studente come del lavoratore, sovente mediante la delegittimazione dell’ immagine proposta anche alla presenza di terzi. Al bullismo maschile, in particolare, che si rileva più frequente, diretto e visibile, si affianca il bullismo femminile. Quest’ ultimo si caratterizza come fenomeno più psicologico che fisico, in quanto si propone mediante pettegolezzi, sarcasmo e critiche negative indirette (parlare alle spalle), dunque con dicerie che mettono in cattiva luce la vittima.
Nel bullismo e nel mobbing, quindi, vi è la mortificazione della dignità e del rispetto della persona ponendo, in tal modo, le basi per l’instaurarsi di difficoltà crescenti di tipo psicologico ed emotivo che, nel tempo, determinano un disturbo depressivo.
A scuola, palestra di apprendimento per la vita, e l’ambito lavorativo, luogo di espressione delle proprie competenze professionali, si rilevano contesti che incredibilmente nascondono, nel tessuto di relazioni tra pari, una cultura di violenza ancora non sufficientemente presa in considerazione e, conseguentemente non combattuta appieno nell’ Italia dei nostri giorni. Violenza tra ragazzi, tra questi e gli insegnanti oltre che viceversa e tra i genitori e i docenti.
Il muro del silenzio eretto su una realtà conosciuta da molti è il grande ostacolo da superare per iniziare a dare delle efficaci risposte a questi mali. L’ omertà, come spesso accade, è vera nemica del benessere fisico, ma soprattutto psicologico, delle persone giovani o adulte. In fondo, cosa saranno mai delle prese in giro? Cosa potrà mai far sortire il parlare male di qualcuno? Quanta dignità potrà mai togliere un insulto? A fronte di simili sdrammatizzazioni ciò che colpisce e non può non far riflettere, è l’ aspetto sconcertante costituito dal silenzio degli alunni e dei colleghi delle vittime, consapevoli di assistere a violenze e prevaricazioni ma a cui manca il coraggio di denunciare i fatti, di allearsi con il più debole che troppo di frequente soccombe schiacciato dal peso dei comportamenti vili e meschini subiti.
Quindi, cosa poter fare per buttar giù il muro dell’ indifferenza? Impegno, attenzione, sensibilità, spronare al dialogo e alla presa di posizione: queste le modalità attraverso le quali poter dare un contributo. E, se si volesse volare più in alto, sopra il muro dell’ indifferenza, sarebbe utile il ricorso agli psicologi, professionisti che per lavoro si occupano della prevenzione e della tutela del benessere della persona, i quali sarebbe opportuno fossero presenti nell’organico delle scuole e dei contesti di lavoro. Lo psicologo, al contrario, quasi mai viene previsto come figura professionale. Un costo economico troppo elevato per un istituto scolastico o una azienda è, spesso, la risposta a tali osservazioni.
Purtroppo, i luoghi formativi e professionali frequentemente trascurano l’ importanza e l’ imprescindibile necessità, per il raggiungimento dell’ apprendimento e del profitto, di garantire il benessere psico- fisico di tutti.
A fare la loro parte devono essere anche i mezzi di comunicazione divenuti, ormai, anch’essi agenzie educative con la loro proposta di modelli comportamentali. Non resta che iniziare.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia