Sunday, February 04, 2007

DAMELE ai giovani cattolici friulani: "Pubblica o privata, la tv nazionale è sempre più volgare"

I programmi televisivi delle reti pubbliche, finanziati dal canone pagato dagli utenti, dovrebbero essere contrassegnati da un pallino, perché la gente sappia come vengono spesi quei soldi. E’ la proposta che è stata formulata dal docente di etica e comunicazione dell'Università di Udine e Gorizia, Daniele Damele, nel corso del confronto sulla volgarità in televisione, organizzato dai giovani cattolici friulani. Per Damele l'attuale tv nazionale è il frutto di un lungo degrado caratterizzato dalla mancanza di buon gusto e dalla crescente volgarità in televisione. Per il docente friulano "è giunto il momento di prendere una decisione forte, in difesa delle cosiddette fasce protette. Viviamo, infatti, tempi in cui c’è una crescente diffusione di fenomeni come il bullismo, c’è grande violenza, fra i giovani e di certo la televisione ha delle responsabilità”. Damele si è scagliato inoltre contro la violenza costruita, voluta, che si crea quando si invitano nelle trasmissioni personaggi cerino, che si infiammano facilmente, a comando, e si accendono in mano al conduttore. “Ci sono delle regolamentazioni, vanno rispettate. Il nostro dovere è che vinca la qualità. Dobbiamo muoverci - ha detto sempre Damele - assieme agli organi di controllo, ma anche a tanti operatori sensibili”.
Secondo Damele, poi, "non c’è una grande differenza fra le reti pubbliche e le televisioni private. Sono convinto, infatti, che la televisione pubblica sia riuscita nell’ impresa, che pareva impossibile, di imitare, nel peggio, le televisioni commerciali. Si pensava che la Rai potesse dedicarsi ad una televisione di spessore, differenziando i programmi nelle tre reti, creare delle categorie, invece così non è stato. Oggi prevale il peggio, nella televisione commerciale e in quella pubblica. In quanto alle immagini ed alle informazioni da trasmettere, credo che i minori debbano vedere quasi tutto, capire che la realtà esiste, ma è indispensabile però che il bambino non sia solo, davanti allo schermo, ma che abbia accanto chi lo istruisce e gli spiega ciò che sta vedendo".
Per il professor Damele, quindi, "il problema sta nella perenne battaglia per le nomine, che assorbe troppe energie, mentre è azzerata l’ attenzione per la qualità dei programmi, del prodotto. La televisione è sempre elemento di trasmissione di modelli di comportamento. Va gestita con la responsabilità della forza enorme che ha, bisogna avere conoscenza del suo ruolo".
Nel corso del dibattito è stato, quindi, chiesto a Damele di porre a confronto la televisione e i giornali: "in Italia - ha così detto il docente - i giornali sono acquistati da un elite, da pochi milioni di persone e questo pubblico capisce quando si pubblicano articoli che non hanno nulla a che fare con una corretta informazione. Spesso i giornali, poi, non servono per fare informazione, quanto piuttosto per curare le pubbliche relazioni degli interessi imprenditoriali di certi editori". In ogni caso secondo Damele “sono certamente migliori i giornali della televisione perché sono fatti da professionisti. Nella carta stampata c’è una maggiore volontà di applicazione della professionalità, c’è più attenzione al linguaggio. Nel giornale si usa spesso l’ ironia, per attaccare, mentre la televisione utilizza la volgarità e questo è inaccettabile. In tv ci finisce a pontificare anche un ragazzo, ad esempio, che magari è uscito poche ore prima dalla casa del Grande Fratello, e quello è il suo unico titolo di merito”.

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