Saturday, February 24, 2007

PRESENTATO il libro di Damele a Treviso


"L'eccessivo americanismo, la violenza, la creazione di bisogni artificiali, la presentazione del danaro come valore, che bene ha fatto Damele a evidenziare nel suo libro, sono veri e propri mali degli organi di comunicazione come Tv, internet, videogiochi e telefonini, specie di nuova generazione": è quanto emerso nel corso della presentazione dell'ultimo libro di Daniele Damele su media e minori alla libreria Marton di Treviso con lo scrittore coneglianese, Francesco Vidotto, che ha presentato, a sua volta, il suo romanzo "Signore delle cime".
Nel corso dell'incontro è stato anche detto che "le tv sono troppo condizionate dall'audience" mentre Damele ha sottolineato che "proprio dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo ci giunge un insegnamento e una via, quella del coinvolgimento dei ragazzi nella scelta dei palinsesti ad essi dedicati e quella della media education che ha maggior seguito in Africa e in Asia rispetto a Europa e America".
Durante le presentazioni del libro è stato anche ricordato che Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria, che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Damele da alle stampe per la Edizione del Labirinto 2006 "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media", libro che contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori e una prefazione di Ezio Greggio.
Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampa dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.
Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".
Daniele Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Docente di Etica e comunicazione, è conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive e da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
Il libro di Damele (i cui proventi sono stati destinati all'ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste) sarà presentato nei prossimi mesi anche a Udine, Pordenone, Tolmezzo e altre città del Friuli Venezia Giulia oltre che in varie scuole, mentre è già stato presentato all'Università la Sapienza di Roma su richiesta di quest'ultima. In occasione di tale presentazione il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, ha voluto esprimere "tutto il mio plauso per l'impegno reso da Damele a favore dei minorenni".



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autore: Daniele Damele
libro: "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media"
Edizioni. Il Labririnto 2006
costo: 17 Euro

Saturday, February 17, 2007

BULLISMO: in mutande davanti alla prof


“In mutande davanti alla prof alla scuola superiore Gramsci di Mestre” è con questo titolo che si presenta un video su youtube http://www.youtube.com/watch. La denuncia dell'atto di bullismo, violenza e stupida goliardia al limite dell’indecenza che alcuni, pochissimi studenti, compiono in classe nelle scuole italiane giunge dalla neonata associazione Euretica di Udine. Peraltro negli ultimi mesi sono già 52 i video (anche su molestie e abusi sessuali) segnalati al Ministro Giuseppe Fioroni e alla Polizia Postale e delle Comunicazioni dall'associazione Meter.
Il video, a quanto sembra prodotto in una classe della Scuola Superiore Gramsci di Mestre è stato inserito su youtube il 18 gennaio 2007 e riprende “una sfida” davanti ad una professoressa alquanto imbarazzata, indispettita e sorpresa: uno studente, sotto gli occhi dei compagni compiaciuti, si slaccia i pantaloni, se li abbassa, rimane in mutande e con sfottò esprime ad alta voce: “MI PRENDA” alludendo ad un possibile rapporto sessuale.
Alessandro Grassi, Antonio Maria Bardelli, Fulvio Cuizza, Daniele Damele, Paolo Molinaro e Renzo Travanut di Euretica hanno evidenziato come: “il video dimostra la “gravità” e lo stato in cui versano “solo alcuni studenti” che rendono un'immagine distorta per cui la scuola italiana sarebbe un luogo non educativo e di crescita del senso civico. Ovviamente i video e i comportamenti sono ascritti solo a chi li compie. Ci appelliamo, quindi, al ruolo educativo dei genitori e al rispetto delle regole di convivenza civile e umana oltre che all'etica che deve toccare anche chi gestisce la rete.”

EURETICA: manifesto a InnovAction


Prima uscita pubblica della neonata associazione Euretica a
InnovAction Young. Alessandro Grassi, Antonio Maria Bardelli, Fulvio Cuizza, Daniele Damele, Paolo Molinaro e Renzo Travanut hanno, infatti, proposto al preside dell'Iti Malignani, Arturo Campanella, di ospitare un loro manifesto in seno alla stand dello stesso Istituto alla manifestazione InnovAction Young. Oltre al logo dell'associazione, dell'Iti e dei tre organismi di Grassi, Bardelli e Molinaro che hanno aderito a Euretica, nel manifesto vengono proposti alcuni slogan quali "Let's talk", "Don't worry, be ethic" e ancora "For tomorrow people".

Sunday, February 11, 2007

TI ASPETTO sabato 24 febbraio a Treviso alle ore 17.30 nella libreria Marton


Sabato 24 febbraio a Treviso alle ore 17.30 nella libreria Marton in Corso del Popolo 40 a Treviso si terrà la presentazione del libro "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media. Idee e riflessioni per genitori ed educatori" di Daniele Damele, edizioni del Labirinto 2006. All'incontro, a ingresso libero, interverrà anche lo scrittore coneglianese, Francesco Vidotto, che presenterà il suo romanzo "Signore delle cime". Il ricavato del libro di Damele destinato all'autore sarà devoluto a favore dell'ospedale infantile triestino Burlo Garofolo. In occasione di tale presentazione il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, ha voluto esprimere "tutto il mio plauso per l'impegno reso da Damele a favore dei minorenni".

Con tale produzione Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Il libro contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori, una prefazione di Ezio Greggio e la presentazione della professoressa Maria Paola Pagnini.
Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampe dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.

Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".


Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, docente di etica e comunicazione all'Università di Udine-Gorizia, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.

DAMELE e don Rolle contro il cartoon "Yu-Gi-Oh GX"


Daniele Damele e don Ilario Rolle, rispettivamente docente di etica e comunicazione all'università di Udine-Gorizia e "papà" del filtro salvafamiglie on line www.davide.it hanno segnalato al Comitato di controllo sul codice di autoregolamentazione Tv e minori la violazione del codice, a loro dire, perpetrata da Italia1 domenica mattina con il cartoon "Yu-Gi-Oh GX". Secondo i due esperti di comunicazione "i protagonisti della storia duellano evocando spiriti e poteri oscuri mediante l’uso di carte magiche. Carte magiche che, peraltro, sono esposte per la vendita in bella vista nelle tabaccherie. Un percorso da manuale di perfetto marketing. Solo che i destinatari sono i più piccoli, che si siedono indifesi davanti al televisore, e vengono proiettati in un universo particolare dove, ad esempio, c’è un dio malvagio di 5.000 anni fa che ritorna per risucchiare la vita degli umani in modo da sopravvivere lui stesso. E come si fa a resistergli? Solo attraverso l’uso magistrale delle carte magiche, a patto che se ne abbia una collezione completa, naturalmente".

Damele e don Rolle hanno ricordato che "il tutto è condito da grida esasperate, rumori improvvisi, flash ravvicinati di immagini, ritmo estenuante, termini violenti e suggestivi, ed ottimamente confezionato in modo tale da mettere a dura prova anche la resistenza critica di un adulto mentre i bambini non sono in grado di separare mai completamente realtà e finzione, anche se mostrano notevoli capacità di ragionamento".

Vengono, peraltro, segnalati da genitori italiani casi di bambini particolarmente esagitati nel proiettarsi nei duelli con queste carte, nei quali bisogna invocare ad alta voce lo spirito al quale ci si vuole rivolgere, e il gioco viaggia intorno ad un inganno maligno che ha a che fare coi poteri della magia oscura, coi mostri resuscitati, i posseduti che ritornano, anime che vagano disperate, le valchirie che escono dai sarcofagi, i demoni selvaggi, la sepoltura prematura e ancora altro occultismo; anche la Chiesa ha alzato la voce contro questo fenomeno, nel quale è difficile non riconoscere un odor di satanismo.

Damele e don Rolle hanno così rilevato che "non si deve mai estremizzare, né drammatizzare, né invocare censure, ma in questo caso il Comitato Tv e minori riteniamo farebbe bene a vigilare perché il meccanismo è davvero pericoloso, mescolato com’è anche a buoni sentimenti, come il valore attribuito all’amicizia tra il protagonista ed il suo gruppo, che li aiuta a resistere alle forze malvagie. In tempi in cui quasi tutte le tv sono pervase di violenza e quindi è quasi impossibile tenersene lontano, si deve evitare che i bambini siano anche subdolamente immersi in pantani spiritistici e satanici, ma soprattutto in suggestioni di cinica quanto spudorata finalità commerciale".

DAMELE alla presentazione di Euretica


Formare la nuova classe dirigente di domani direttamente con loro. Questo l'obiettivo del nuovo Coordinamento "Euretica" presentatosi all'Istituto Tecnico Industriale Arturo Malignani di Udine dal presidente del Coordinamento stesso, Alessandro Grassi, assieme a Antonio Maria Bardelli, Fulvio Cuizza, Daniele Damele, Paolo Molinaro e Renzo Travanut. Il programma del nuovo organismo prevede l'avvio delle sue iniziative a "InnovAction" e, quindi, un convegno regionale e altri eventi in collaborazione con il dirigente scolastico dell'Istituto Tecnico Industriale Malignani, Arturo Campanella, ovvero talk show di approfondimento con studenti, docenti e genitori.
In sede di presentazione di "Euretica" è stato chiesto al docente dell'Università di Udine e Gorizia di etica e comunicazione, Daniele Damele, di svolgere una relazione. Damele ha così ricordato che "ai miei giovani studenti, insieme ai contenuti della materia specifica che insegno, ricordo spesso: andate di persona a conoscere il mondo, quello delle grandi metropoli internazionali come quello delle realtà più piccole e povere di quella di casa nostra; da fruitori dei mezzi di comunicazione chiedetevi sempre il contenuto proposto; leggete molto, anche ciò che non è di vostra stessa competenza e fate degli stages, un'occasione propizia per avvicinarvi al mondo del lavoro".Damele, che è anche giornalista e scrittore, impegnato in diversi organi di garanzia per la tutela dei minori nei mass media, affronta così la sfida di Euretica sostenendo che "la formazione che non è mero tecnicismo, ma deve offrire ai giovani gli elementi per costruire una solida e duratura intelaiatura mentale e culturale. Siamo tutti come criceti, che corrono spasmodicamente all'interno della ruota messa nella gabbia - analizza Damele - e un'idea fissa ci accompagna: se ci fermiamo a pensare, magari con il coraggio di dire anche un bel no, siamo inevitabilmente scaraventati fuori dal sistema. I mezzi di comunicazione, peraltro, non fanno altro che alimentare questo stato d'animo. Su questa strada, però - osserva con convinzione -, andremo incontro a qualcosa di apocalittico, originato dalla negazione dei valori umani. Non solo si è persa la dimensione etica del vivere, ma persino quella del civismo".Se all'analisi della deriva di certa realtà Damele non fa sconti, il docente è tuttavia ben lontano dall'abbandonarsi ad uno sterile catastrofismo. Ad impedimerlo - fa sapere - sono prima di tutto loro, i giovani e i giovanissimi in cui riscontro quotidianamente una sensibilità straordinaria ai principi etici. Perciò gli adulti, e in particolare gli educatori, non possono sottrarsi all'obbligo di ridare spessore alle agenzie educative. Tra esse - sottolinea Damele - dobbiamo metterci i media, la tv, internet, i videogiochi e i telefonini innanzitutto. Che lo si voglia o no, essi inevitabilmente agiscono sulla formazione della persona".Sempre Damele ha sostenuto nel suo intervento che "alla Rai spetta un compito importante, in quanto servizio pubblico, ma nessuno che abbia a cuore il proprio e l'altrui futuro può chiamarsi fuori. Non è che si tratti di fare buonismo - precisa Damele, ma buona educazione sì. Perché se nei rapporti con se stessi e gli altri prevalgono violenza e indifferenza, ci distruggeremo ben prima di soccombere alle mutazioni climatiche e ambientali. I recenti fatti di Catania lo stanno a dimostrare: tra i fermati, minorenni figli di professionisti e di agenti di polizia. E' la sconfitta del dialogo, prima ancora che dell'etica. Tra genitori e figli ci si parla ancora?".Per chi ha a cuore la formazione, c'è un altro aspetto da non sottovalutare secondo Euretica e lo ha esemplificato proprio Damele: permettere a chi sta imparando a vivere di poter sbagliare. E' un diritto dei giovani - ci tiene a sottolineare Damele -. E invece oggi vige la regola del "grande fratello": sbagli? Sei eliminato, sei fuori dalla partita. Di fatto, però, questo atteggiamento è semplicemente sconsiderato. Come non pensare, infatti - fa osservare Damele -, che sbagliando si accumula esperienza e ci si fa più avvertiti?".
In questo senso Damele ha anche fatto un preciso riferimento al mondo produttivo regionale del Friuli Venezia Giulia affermando che "a trarne giovamento sarà in seguito anche il mondo del lavoro e il sistema delle imprese. Da questo punto di vista - considera Damele -, in Friuli Venezia Giulia registro aspetti davvero positivi. Esistono molti imprenditori sensibili, direi "illuminati", che spesso operano anche nelle associazioni di categoria e negli enti camerali e non solo hanno accolto progetti di formazione dei giovani, ma loro stessi se ne sono fatti promotori. Anche il management dovrebbe lasciarsi contaminare di più da questi esempi - conclude -, per puntare non solo al profitto ma anche alla valorizzazione complessiva del lavoratore".

Sunday, February 04, 2007

CONTRASTARE la pedo-pornografia in rete

Finalmente in Italia è oggi possibile contrastare in maniera efficace la piaga della pornopedofilia in internet. La legge esistente è adeguata, il decreto del ministro Gentiloni (nella foto) aumenta le misure preventive. Dispone l’oscuramento dei siti pedofili entro sei ore dalla segnalazione e concede due mesi di tempo a chi opera in Internet per dotarsi di sistemi che impediscano gli accessi. Ma non basta. Affida alla Polizia postale il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia che opera alle dipendenze del ministero dell’ Interno. Tra le altre cose, il Centro ogni sei mesi provvederà a controllare i risultati e a verificare le tecnologie adottate.
Tutto ciò perché il mondo virtuale è in continua evoluzione e chi sta contro la legge spesso cammina più veloce di chi deve fare rispettare le regole. Un’ inchiesta ha accertato che nel 97% dei casi, i pedofili on-line sono incensurati e, quindi insospettabili. Talvolta è la cronaca a rivelare nomi sconcertanti. Si tratta in gran parte di uomini tra i 20 e i 40 anni, classe medio-alta, in genere vivono da soli. Per adescare i bambini in Internet usano nickname che possono carpire la fiducia dei piccoli: dal semplicissimo “Topolino” a nomi di protagonisti di cartoni, di raccolte di figurine, di personaggi televisivi.
Lo spirito del decreto è quello di colpire chi fa del web un uso criminoso, soprattutto chi usa il web contro i bambini. Il decreto può ridurre l’impatto dell’accesso causale e anche creare qualche difficoltà iniziale a navigatori pedofili poco esperti in informatica. Sicuramente la legge corre sul filo della censura, ma in certi casi la finalità giustifica i mezzi. Ora ad altre istituzioni spetta risolvere il problema d'individuare i milioni di bambini (due, forse tre milioni) trasformati dall’avidità e dalla perversione degli adulti in prodotti commerciali on-line. Combatto da anni con il Ministero della Comunicazioni e il Comitato di Garanzia Internet e minori la pornopedofilia. Nel 2006 siamo riusciti a identificare pochissimi bambini caduti nella rete dei siti Internet sui milioni di bambini sfruttati dalle organizzazioni. Bisognerebbe disporre di banche-dati internazionali, incrociare le informazioni e intervenire con accordi tra polizie dei vari Stati.
Ma esistono Paesi che collaborano pochissimo: gli Usa, la Russia, la Cina, il Brasile. Dove più forte è il “mercato”, maggiori sono gli interessi e anche l’ aggiornamento tecnologico. Il fenomeno merita attenzione costante degli Stati e anche l’ attenzione delle famiglie e degli educatori. Ogni giorno partono dall’ Italia viaggi organizzati di turismo sessuale verso il Brasile o il sud-est asiatico. Signori insospettabili pagano per praticare la loro depravazione in Paesi lontani, fuori dagli sguardi e dai sospetti di madri, mogli e figli. Il mondo della pedofilia è più ampio di quanto si creda, talvolta la violenza è vicina, non raramente coperta tra le mura di casa. La famiglia è spesso l’incubatrice di questo orrore. Internet è usato in modo criminoso e aggiunge la dimensione dell’offerta e l’anonimato. L’infanzia violata è il nostro futuro che se ne va e il presente dei bambini che viene ucciso.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato nazionale Garanzia
Internet e minori

AIDO: invito alle direzioni sanitarie FVG

"Attuare una segnalazione quotidiana dei decessi che avvengono al coordinamento regionale trapianti di Udine come attuato in Toscana al fine di migliorare ancora il già elevato numero di donatori di organi e tessuti in Friuli Venezia Giulia": è l'invito rivolto dal responsabile nazionale della comunicazione dell'Aido (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) Daniele Damele di ritorno dall'ultima seduta del Consiglio nazionale dell'associazione di volontariato svoltasi la scorsa domenica a Roma.
Damele ha ricordato che "sono risultati oltre 3.100 i trapianti effettuati lo scorso anno in Italia (i dati finali sono in fase di elaborazione e saranno resi noti a breve dal Centro nazionale trapianti), ma i pazienti in lista d'attesa sono più di 9 mila di cui oltre 6.400 per il rene dove i tempi d'attesa sono di circa tre anni".
E proprio dai dati nazionale secondo Damele giunge "la necessità di fare di più per favorire i trapianti di rene come pure di polmone, stante il numero di decessi di chi attende tale organo, senza scordare nessun'altra patologia e tutti gli altri organi, i tessuti e le cellule".
Un altro dato posto in rilievo dal consigliere nazionale Aido per il Friuli Venezia Giulia è quello delle opposizioni alla donazione: "nel nostro Paese siamo in linea con la media europea che è del 26%, ma la nota lieta è che nel 2006 sono calate rispetto all'anno precedente a conferma di una sensibilizzazione sempre migliore e adeguata anche in virtù di un'etica dell'organizzazione e della proposta di scelta consapevole portata avanti dall'Aido e dalle altre associazioni di donatori accanto alle strutture sanitarie che svolgono un ruolo encomiabile". Da ultimo Damele ha ricordato che la settimana nazionale della donazione dovrebbe svolgersi dal 6 al 13 maggio.

I REQUISITI tecnici degli strumenti di filtraggio che i fornitori di connettività alla rete Internet devono utilizzare

Il Ministero delle Comunicazioni e quello per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione hanno emanato un decreto contenente i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio che i fornitori di connettività alla rete Internet devono utilizzare al fine di impedire l'accesso ai siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia.

Lo rende noto il vice-presidente del Comitato nazionale di garanzia internete minori, Daniele Damele, il quale specifica che "i fornitori di connettività alla rete Internet devono installare gli strumenti di filtraggio in base alle caratteristiche tecniche ed in particolare alla gerarchia della porzione di rete da loro amministrata".

Il filtro dovrà operare esclusivamente sulla lista dei siti fornita dal Centro e dovrà avere le seguenti caratteristiche: garantire l'impossibilità di accedere e di apportare modifiche non autorizzate all'elenco dei siti inibiti, permettere l'inibizione dei siti segnalati indipendentemente dalla codifica dei caratteri utilizzata, escludere che i fornitori di connettività alla rete internet siano autorizzati, ai fini del presente decreto e salvo i casi espressamente previsti dalle leggi vigenti, al trattamento dei dati relativi agli accessi effettuati dai singoli utenti.

Ferma restando l'eventuale responsabilità penale dei fornitori di connettività alla rete internet, le violazioni alle disposizioni del decreto ministeriale sono punite con l'irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 da parte degli Ispettorati territoriali del Ministero delle comunicazioni.

DAMELE ai giovani cattolici friulani: "Pubblica o privata, la tv nazionale è sempre più volgare"

I programmi televisivi delle reti pubbliche, finanziati dal canone pagato dagli utenti, dovrebbero essere contrassegnati da un pallino, perché la gente sappia come vengono spesi quei soldi. E’ la proposta che è stata formulata dal docente di etica e comunicazione dell'Università di Udine e Gorizia, Daniele Damele, nel corso del confronto sulla volgarità in televisione, organizzato dai giovani cattolici friulani. Per Damele l'attuale tv nazionale è il frutto di un lungo degrado caratterizzato dalla mancanza di buon gusto e dalla crescente volgarità in televisione. Per il docente friulano "è giunto il momento di prendere una decisione forte, in difesa delle cosiddette fasce protette. Viviamo, infatti, tempi in cui c’è una crescente diffusione di fenomeni come il bullismo, c’è grande violenza, fra i giovani e di certo la televisione ha delle responsabilità”. Damele si è scagliato inoltre contro la violenza costruita, voluta, che si crea quando si invitano nelle trasmissioni personaggi cerino, che si infiammano facilmente, a comando, e si accendono in mano al conduttore. “Ci sono delle regolamentazioni, vanno rispettate. Il nostro dovere è che vinca la qualità. Dobbiamo muoverci - ha detto sempre Damele - assieme agli organi di controllo, ma anche a tanti operatori sensibili”.
Secondo Damele, poi, "non c’è una grande differenza fra le reti pubbliche e le televisioni private. Sono convinto, infatti, che la televisione pubblica sia riuscita nell’ impresa, che pareva impossibile, di imitare, nel peggio, le televisioni commerciali. Si pensava che la Rai potesse dedicarsi ad una televisione di spessore, differenziando i programmi nelle tre reti, creare delle categorie, invece così non è stato. Oggi prevale il peggio, nella televisione commerciale e in quella pubblica. In quanto alle immagini ed alle informazioni da trasmettere, credo che i minori debbano vedere quasi tutto, capire che la realtà esiste, ma è indispensabile però che il bambino non sia solo, davanti allo schermo, ma che abbia accanto chi lo istruisce e gli spiega ciò che sta vedendo".
Per il professor Damele, quindi, "il problema sta nella perenne battaglia per le nomine, che assorbe troppe energie, mentre è azzerata l’ attenzione per la qualità dei programmi, del prodotto. La televisione è sempre elemento di trasmissione di modelli di comportamento. Va gestita con la responsabilità della forza enorme che ha, bisogna avere conoscenza del suo ruolo".
Nel corso del dibattito è stato, quindi, chiesto a Damele di porre a confronto la televisione e i giornali: "in Italia - ha così detto il docente - i giornali sono acquistati da un elite, da pochi milioni di persone e questo pubblico capisce quando si pubblicano articoli che non hanno nulla a che fare con una corretta informazione. Spesso i giornali, poi, non servono per fare informazione, quanto piuttosto per curare le pubbliche relazioni degli interessi imprenditoriali di certi editori". In ogni caso secondo Damele “sono certamente migliori i giornali della televisione perché sono fatti da professionisti. Nella carta stampata c’è una maggiore volontà di applicazione della professionalità, c’è più attenzione al linguaggio. Nel giornale si usa spesso l’ ironia, per attaccare, mentre la televisione utilizza la volgarità e questo è inaccettabile. In tv ci finisce a pontificare anche un ragazzo, ad esempio, che magari è uscito poche ore prima dalla casa del Grande Fratello, e quello è il suo unico titolo di merito”.

CATANIA: arresti di minori e video assassini uccidono due volte Filippo Raciti

Tra i 29 arresti sinora effettuati a Catania dopo i tragici fatti del 2 febbraio (che riportano al ricordo tanti altri drammatici fatti come quello di Stefano Furlan, morto durante un Triestina Udinese) molti sono minori addirittura tra i 13 e i 15 anni, una vera e propria baby gang. Ciò provoca sconcerto, sgomento, rabbia, ma anche tanti interrogativi: cosa facevano i genitori di detti ragazzi quella sera? Erano anche loro allo stadio? Oppure avevano dato il permesso ai loro figli di recarvisi da soli? Ed è possibile lasciare entrare o anche solo avvicinare allo stadio minori non accompagnati? Ma ancora: perché mai decisero di fare non una semplice bravata, ma la partecipazione a una guerriglia che non può essere improvvisata, ma va preparata? Perchè dei ragazzi fanno questo? Per ingannare la noia? Perché nel 2007 siamo dinanzi a una società che brancola nel buio e non sa cosa sia l'etica e il rispetto umano?
Potrei continuare con ancora parecchie altre domande che vorrei porre più ai genitori che non ai ragazzi tratti in arresto certo come sono che la stragrande maggioranza dei problemi dei ragazzi derivi da noi adulti.
E poi i video che riprendono le scene di violenza trasmessi in video senza alcuna pietà, nè rispetto per chi ha perso la vita. Anzi tali video uccidono per la seconda volta Filippo Raciti.
Che fare ora? Punire severamente i ragazzi, senza eccessi per il loro futuro, ma con determinazione. Più che alla fedina penale, penserei a obblighi sociali di pubblica utilità. Ma anche e soprattutto dialogare con i ragazzi e i loro genitori. Per prevenire questi tristi avvenimenti dobbiamo tornare ad ascoltare i nostri figli, i ragazzi, i giovani, dobbiamo parlare con loro e smetterla di ritenere che l'educazione possa risolversi con alcune risposte materiali.
Occorre elaborare un progetto di grande respiro di formazione dei giovani basato sull'etica lanciando nuovi messaggi educativi attraverso i media contrastando l'enorme quantità di scene di violenza presenti in tv, internet, nei videogiochi e sui telefoni cellulari.
Occorre voltare pagina. Il mestiere del genitore, è stato più volte detto, è il più difficile del mondo, ma non per questo si deve o può abdicare, anzi dobbiamo riappropriarci del nostro ruolo nell'ambito di un nuovo progetto che raccolga tutte le agenzie educative, dalla famiglia alla scuola sino ai media.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine