Monday, November 27, 2006

INTERNET e minori: consigli per le famiglie dopo il "caso Google"

Il video "divertente" (!) che Google ha permesso fosse diffuso con le immagini di bullismo e violenza su un ragazzo disabile di Torino fa pensare su quali possano essere le inside della rete. L'intervento dev'essere duplice: sugli operatori, ovvero gli Internet service provider (gli editori on line) e in seno alle famiglie.
Relativamente all'etica dello spazio virtuale sono convinto che sarà utile valutare in sede parlamentare se introdurre nell'ordinamento penale anche il reato di "connivenza" con chi consente l'accesso a materiale violento o pedopornografico in internet perseguendo così anche eventuali provider o fomitori di servizi di connessione alla rete internet.
Tutti, anche l'industria privata possono e devono aiutare a giungere a un uso consapevole di internet. I provider e i fornitori di servizi di connessione alla rete devono impegnarsi a impedire la visione di pagine non idonee (con contenuti violenti o pedopornografici) pena, a mio parere, anche l'inibizione all'esercizio dell'attività di provider a fornitore di servizi di connessione alla rete. In questo sforzo siamo tutti coinvolti e ognuno di noi deve fare la sua parte.
Rispetto alle famiglie, invece, rimando alla sottoscrizione con le quattro associazioni degli internet provider del codice di auto-regolamentazione per la tutela dei minori on line (disponibile sul sito http://www.comunicazioni.it/), un buon lavoro che si può porre come base di confronto e analisi per i minori, i loro genitori, gli educatori, gli operatori del settore, quelli della comunicazione e chiunque risulti interessato.
Accanto al codice personalmente ho elaborato, assieme ad alcuni esperti del Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni una sorta di decalogo con la volontà di fornire un contributo alle famiglie e alle scuole.
Da qui l’idea di consigliare, appunto, gli adulti a cercare, senza esercitare un rigido controllo, di conoscere il modo in cui i figli usano internet (cosa fanno? quali sono i loro interessi?) trasmettendo ai figli interesse per quanto fanno in internet e facendosi insegnare da loro il funzionamento del PC e della rete.
Un’altra idea emersa è quella di evitare, possibilmente, di collocare il PC nella camera da letto dei figli, molto meglio in una stanza d'accesso comune rendendo cosi l'uso d’internet un'attività di famiglia. In alternativa, è opportuno utilizzare il PC assieme ai figli e non permettere mai l'uso della carta di credito (senza autorizzazione preventiva).
Nel dialogo con i figli occorrerà insegnare loro a non fornire dati o informazioni personali o riscontri oggettivi sulla propria persona (nome, cognome, età, indirizzo, numeri di telefono e cellulari, redditi, indirizzo, orari della scuola, nomi di amici, ...) e soprattutto insegnare ai figli a non accettare mai d'incontrarsi personalmente con chi hanno conosciuto in rete (gli sconosciuti cosi incontrati possono essere pericolosi tanto quanto quelli che si possono incontrare per strada).
Un altro aspetto emerso è quello relativo all’insegnamento ai figli a non rispondere quando ricevono messaggi di posta elettronica volgari, offensivi o pericolosi spiegando loro quali sono le regole di buona condotta sulla rete, ovvero: non usare un linguaggio scurrile o non appropriato comportandosi sempre correttamente.
Va anche detto ai ragazzi che l'eventuale compilazione di moduli in internet può avvenire solo dopo l'autorizzazione dei genitori così come occorre concordare con i figli quanto tempo possono trascorrere in internet senza considerare mai il PC, al pari della televisione, una baby sitter.
E’ poi del tutto opportuno inserire nei PC i cosiddetti 'filtri salvafamiglie" che impediscono l’accesso a siti non desiderati (violenti o pornografici) verificando periodicamente il funzionamento corretto di detti filtri e tenendo segreta l'eventuale parola chiave, la password.
Nel malaugurato caso in cui si trovasse materiale pedopornografico in un newsgroup o in una community, oppure se si ricevono massaggi di posta elettronica con riferimenti pedopornografici o ancora se si è contattati da un utente che invia materiale pedopornografico, tenta di adescare un minore in una chat o fa intendere di avere rapporti sessuali con minori occorre avvertire immediatamente il Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni che provvederà a fornire ogni istruzione utile.
Internet è una stupenda opportunità anche per i ragazzi e i bambini. Occorre, quindi, favorirne l’accesso garantendo la disponibilità di conoscenza e apertura. La “rete” è uno strumento di democrazia e di crescita. Internet è una porta aperta dalla quale si può uscire per andare in tutto il mondo, ma da quella stessa porta chiunque può entrare.
Per tale motivo, in una realtà mondiale di utilizzo, è del tutto opportuno tener presente che internet è sede anche di malintenzionati che possono utilizzare tale fondamentale strumento di comunicazione per finalità illecite, dannose e soprattutto pericolose per i più piccoli. Da qui la necessità di favorire una nuova forma di autoregolamentazione degli Internet provider a tutela appunto dei minori.
Le istituzioni sono a servizio di chi vuole seriamente operare per la difesa dei minori in rete. Non a caso i codici per le televendite, la Tv e i minori e internet e l’infanzia sono sorte al Ministero delle Comunicazioni che ora sta opportunamente immaginando di promuovere un'unico organismo "media e minori" che tochi oltre a tv e rete anche telefonia e videogiochi. Accanto a questi testi è del tutto opportuno favorire ogni iniziativa tendente a rendere sempre più diffusi vari consigli di prevenzione per famiglie, scuole, università e mass media oltre a vari consigli tecnico – informatici.
Il codice sottoscritto è il frutto del prezioso impegno delle Associazioni di ISP, di Tutela dei Diritti dei Minori e dei rappresentanti delle Istituzioni interessate e coinvolte. Tutti assieme per favorire ed estendere i doni di internet e contrastarne i danni.
In tal senso il contributo di riflessione che si offre mira a richiedere e garantire una cultura della sicurezza al fine di permettere ai minori di accedere con serenità a internet anche in relazione agli obiettivi che in questa ottica si è posta l’Europa dove per una volta l’Italia svolge un ruolo trainante proprio con tali norme di autoregolamentazione.
Nel permettermi di richiamare il fondamentale ruolo dei fornitori d’accesso e/o di servizi desidero soffermarmi per un attimo sul capitolo degli strumenti di protezione, i cosiddetti “filtri”, sull’efficacia dei quali tanto è stato detto. L’analisi critica svolta ha riguardato sia i punti di forza, sia di debolezza di ciascuno dei prodotti attualmente a disposizione sul mercato, lasciando all’utilizzatore la scelta di quello a lui più congeniale.
Personalmente desidero indicare solo la necessità di proteggere i minori durante la navigazione e nella ricezione di posta elettronica. Va comunque tenuto conto che accanto ai filtri informatici sarà sempre del tutto necessario garantire a bambini e ragazzi “filtri umani”, ovvero genitori, educatori, insegnanti, adulti, parenti maggiori. E’ necessario che tutte queste persone dialoghino con i minori con attenzione prestando attenzione e controllando, come accennato, senza alcuna rigidità, quanto attuato dai nostri figli attraverso il computer rammentando sempre che il miglior dialogo è l’ascolto.
La “cultura della sicurezza”, ovvero la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su un uso consapevole di internet, passa anche attraverso questo contributo che il Ministero delle Comunicazioni offre alla comunità italiana ed europea convinto che i giovani sono il nostro futuro, ma sono, oggi, il loro presente e sotto questo aspetto è oggi del tutto necessario occuparsi di loro.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato di Garanzia
Internet e minori

APPUNTAMENTI: Ti aspetto martedì 28 novembre a Grado alle ore 17

Martedì 28 novembre a Grado alle ore 17 all'Istituto comprensivo Dante Alighieri si terrà la presentazione del libro "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media. Idee e riflessioni per genitori ed educatori" di Daniele Damele, edizioni del Labirinto 2006. L'evento, a ingresso libero, sarà presentato da Martina Seleni, che ne cura anche la promozione. Il ricavato del libro destinato all'autore sarà devoluto a favore dell'ospedale infantile triestino Burlo Garofolo. In occasione di tale presentazione il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, ha voluto esprimere "tutto il mio plauso per l'impegno reso da Damele a favore dei minorenni". Una recensione del libro si trova sul blog: http://danieledamele.blogspot.com/

Con tale produzione Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Il libro contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori, una prefazione di Ezio Greggio e la presentazione di Maria Paola Pagnini.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampe dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.

Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".

Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Docente a contratto di etica e comunicazione all'Università di Udine, è conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.

Wednesday, November 22, 2006

BULLISMO: manca la prevenzione

Clicchi in "video divertenti" in Google e trovi tre minuti di un ragazzo affetto da sindrome di down che viene sbeffeggiato e picchiato a scuola senza che nessuno intervenga. Anzi si filma e, poi, si mette in rete il video che di divertente non ha proprio nulla, anzi è tutto molto deprimente. C'è una forte de-sensibilizzazione alla violenza nei nostri ragazzi. C'è un'emergenza forte che riguarda tutti noi e che tocca genitori, educatori e operatori della comunicazione.
Da anni ripeto che c'è troppa violenza in tv, on line e nei videogiochi. Modelli comportamentali diseducativi che provocano il bullismo.
Nella maggior parte dei casi è più grande e forte degli altri, spavaldo e temuto; è, appunto, il bullo, ovvero é colui che, preso di mira un altro ragazzo, vi si accanisce con insulti, scherzi pesanti e percosse, talvolta con la complicità di altri coetanei. La vittima subisce questa aggressività e non sa difendersi né chiedere aiuto.Gli episodi di bullismo negli ultimi tempi si sono innalzati, soprattutto nelle scuole, a un livello di vera emergenza e hanno occupato molte pagine di cronaca. Quelli che vengono alla luce sono però solo i fatti con le conseguenza più gravi; denunce, ospedalizzazione e ora video in rete. Tanti altri casi rimangono sommersi e le vittime ne portano le conseguenze soprattutto dal punto di vista psicologico poiché subire il bullismo mina l’autostima, crea ansie e insicurezze.Spesso nessuno si accorge dell’origine di questa sofferenza, gli operatori scolastici e noi genitori non siamo ancora sufficientemente preparati a riconoscerne i segnali e non sappiamo come intervenire. Spesso si tende a sottovalutare il fenomeno classificandolo come ‘litigi tra ragazzi’. Sarebbe invece opportuna una politica seria di prevenzione, che parta dalle scuole elementari e che coinvolga sia il personale scolastico docente e non docente i genitori. Prevenire questi fenomeni o farli cessare non significa semplicemente scoprirne e punirne gli autori, ma dialogare, con la vittima quanto con il bullo; anche lui ha un problema che può essere risolto con l’aiuto giusto. Purtroppo nel campo della prevenzione siamo ancora all’anno zero e tanti bambini e ragazzi continuano a subire angherie nella generale indifferenza.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato nazionale Garanzia Internet @ minori
e Docente di Etica e comunicazione all'Università di Udine

MINORI: videofonini e web sotto accusa. Necessario riprendere il dialogo tra genitori e figli


Si susseguono ormai senza sosta le segnalazioni di abusi perpetrati da minori su altri minori. Fatti drammatici, resi ancora più gravi dal fatto che gli episodi di violenza vengono costantemente filmati per puro divertimento col videofonino per poi essere diffusi on line.
I 4 ragazzi responsabili del video girato al liceo Albe Steiner di Torino – nel quale venivano riprese le violenze su un ragazzo affetto da una grave forma di autismo – sono stati sospesi per un anno, mentre l’indagine si è allargata anche alla professoressa che, abbandonando l’aula, ha lasciato campo libero ai giovanissimi delinquenti e tutta la classe è stata sospesa per 15 giorni, 7 dei quali verranno utilizzati per aiutare il ragazzo preso di mira dalle violenze a reintegrarsi, se mai i genitori decidessero di volerlo reinserire nell’istituto.
Una decisione che aiuterà i ragazzi a comprendere la gravità del loro gesto.
Un’ondata di violenze che – forse perché amplificata, per lo più solo in forma cronachistica, dalla Tv e dai giornali – sembra non volersi più fermare, in una spirale di abusi e comportamenti sessualmente deviati che qualcuno ha addirittura definito ormai “una tragica normalità”.
Casi che evidenziano ancora una volta un malessere nei minori non colto dalle famiglie, tanto più che si assiste ad un'assuefazione d'immagini e a un linguaggio di un certo tipo soprattutto tra ragazzini, molti dei quali sono quasi costretti a subirlo e ad adeguarsi a stereotipi sempre più triviali.
Occorre, pertanto, che le famiglie adottino un controllo più estensivo dei figli in particolare per quanto riguarda l’uso di mezzi tecnologicamente avanzati come Internet e telefonini cellulari ma anche a una maggiore attenzione ai piccoli sintomi di 'malessere' manifestati dai figli, che se trascurati possono portare anche a fatti estremi.
Non si tratta infatti di ‘mostri’, ma di ragazzini ‘normali’: una violenza che trascende confini regionali e sociali e dilaga da nord a sud, tra ragazzi ‘bene’ e appartenenti a famiglie disagiate, in un degrado che non è più economico o sociale ma culturale, e con un solo denominatore comune: tutto viene filmato e trova posto in rete, magari tra i ‘filmati divertenti’.
E così, a Reggio Calabria, 4 minori di età compresa tra i 14 e i 16 anni abusano di una ragazzina di 12 e poi vanno a vantarsene al bar. Sono stati arrestati ma solo per uno di loro si è aperta la porta del carcere, mentre da Como arrivano su Youtube tre nuovi filmati: il primo ritrae un ragazzo che si cala i pantaloni in classe e finge di masturbarsi con alle spalle la professoressa che spiega; il secondo alza il maglione e mostra il costume ai compagni mentre è alla lavagna per una interrogazione; nel terzo, uno studente si appende e dondola alla porta della classe senza che l'insegnante se ne renda minimamente conto.
Un’escalation di stupidità a buon mercato nella quale si inserisce la decisione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di varare alcune misure di sicurezza in materia di tutela dei minori sui terminali mobili di videofonia. E', infatti, necessario che gli operatori che offrono servizi audiovisivi e multimediali, il cui contenuto sia destinato a un pubblico adulto, debbano adottare un sistema di protezione (parental control) che consenta di impedire durevolmente l'accesso dei minori a tali contenuti.
Tale funzione, oggetto di una specifica clausola contrattuale espressamente e separatamente firmata dall'acquirente, dovrà essere attivabile o disattivabile dal maggiorenne che stipula il contratto, tramite la digitazione sul terminale di un apposito PIN.
Il problema del bullismo non è tuttavia un fenomeno tipicamente italiano: anche in Gran Bretagna – dove a dire il vero l’allarme è scattato già da molto tempo – l’alto responsabile per la protezione dei bambini ha chiesto misure nuove e più efficaci per affrontare il dilagare del problema soprattutto nelle scuole.
In occasione dell’inizio della ‘settimana contro il bullismo” Sir Albert Aynsley-Green ha, infatti, presentato le sue proposte al ministro dell'Istruzione Alan Johnson, in vista di una loro eventuale applicazione già dal prossimo anno.
Anche in Gran Bretagna, secondo il rapporto preparato da Aynsley-Green, sono i disabili le vittime preferite dei bulletti, prede per eccellenza di coetanei che li scherniscono e gli usano violenza nell’indifferenza generale di chi bullo non è ma lo stesso non se la sente di prenderne le difese.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Commissario per l’infanzia lo scorso anno, quasi ogni bambino in Gran Bretagna è stato vittima o protagonista di episodi di bullismo, fenomeno che nella società inglese sta ormai diventando "la norma".
Sarebbe, perciò, nell'interesse di tutti e dappertutto migliorare il modo in cui i presidi, i provveditori e le Autorità locali accolgono le preoccupazioni dei genitori per incidenti che coinvolgono i loro figli.
Gli stessi genitori che in Italia, sono divenuti – grazie a una sentenza del Tribunale di Milano, che ha disposto il sequestro dei beni delle famiglie di alcuni adolescenti che hanno abusato di una compagna, responsabili delle gesta dei figli, ai quali evidentemente non hanno insegnato né il rispetto né la tolleranza verso chi è più debole fisicamente o psicologicamente.
Una decisione sacrosanta giacché è perfettamente lecito far ricadere sui genitori la responsabilità penale dei minori che delinquono.
E' giusto, infatti, considerare che gli atti illeciti dei minori derivino da un difetto di socializzazione, perciò è legittimo individuare i genitori quali riferimento essenziale nel processo di interiorizzazione di modelli e regole. Chi pensa che le radici del fenomeno della criminalità minorile siano da individuarsi soltanto in una profonda immaturità del soggetto si sbaglia di grosso, perchè molto è determinato, invece, da componenti genitoriali remissivi e indifferenti che prevalentemente giudicano piuttosto che educare.
Una mancanza di punti di riferimento che molti giovanissimi tentano di colmare in rete, fra chat, forum, blog e via dicendo. Strumenti che, seppure non responsabili di questa violenza, fungono da cassa di risonanza e, come nei casi degli ultimi giorni, da veicolo per la diffusione delle bravate più perverse.
Dall’ultimo rapporto presentato dal Telefono Azzurro, emerge una generazione che ha in internet il suo punto di riferimento più concreto, ma anche come oggi nella rete di internet circoli molta violenza tra ragazzi.
Se, infatti, fino a ora si è indicata la rete come porto franco per pedofili e adescatori di ragazzini, si è invece sottovalutata la portata dei materiali violenti inseriti dagli stessi ragazzi.
La cosa grave è che nessuno di loro denuncia il fenomeno e nessuno chiede aiuto agli adulti. Il rapporto prova come fra coetanei la violenza degli stadi ed altri episodi simili è vissuta come un fatto naturale.
E allora che fare? E' importante parlarne nelle scuole e fra coetanei. Far emergere attraverso la stampa questi problemi vuol dire cercare di creare dialogo anche nelle scuole e nelle famiglie. Occorre prevenire il bullismo ma anche cercare di aiutare le vittime e gli autori.
Il bullismo nella scuola e la pedopornografia via Internet sono espressione di un disagio profondo e di una grave frattura tra mondo degli adulti e mondo dei bambini. Frattura che deve essere risanata anche attraverso una decisa azione di governo di tutte le istituzioni, nazionali e locali favorendo momenti di elaborazione culturale e politica, con un impegno serio e onesto di analisi e monitoraggio dei risultati effettivi e delle criticità.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato nazionale garanzia Internet e minori
Docente di Etica e comunicazione Università di Udine

Thursday, November 16, 2006

APPUNTAMENTI: Ti aspetto venerdì 24 a Trieste alle ore 18 al circolo della stampa

Venerdì 24 novembre al circolo della stampa di Trieste (corso Italia 13) alle ore 18 si terrà la presentazione del libro "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media. Idee e riflessioni per genitori ed educatori" di Daniele Damele, edizioni del Labirinto 2006. All'incontro, a ingresso libero, sono stati invitati a portare un saluto, assieme all'autore, il tenore Andrea Binetti e il giornalista-cabarettista Andro Merku. L'evento sarà presentato da Martina Seleni, che ne cura anche la promozione. Il ricavato del libro destinato all'autore sarà devoluto a favore dell'ospedale infantile triestino Burlo Garofolo. In occasione di tale presentazione il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, ha voluto esprimere "tutto il mio plauso per l'impegno reso da Damele a favore dei minorenni". Una recensione del libro si trova sul blog: http://www2.blogger.com/.

Con tale produzione Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Il libro contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori, una prefazione di Ezio Greggio e la presentazione di Maria Paola Pagnini.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampe dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.

Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".

Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Docente a contratto di etica e comunicazione all'Università di Udine, è conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.

CIVIDALE: presentato il libro di Damele

"L'eccessivo americanismo, la violenza, la creazione di bisogni artificiali, la presentazione del danaro come valore, che bene ha fatto Damele a evidenziare nel suo libro, sono veri e propri mali degli organi di comunicazione come Tv, internet, videogiochi e telefonini, specie di nuova generazione": è quanto emerso nel corso della presentazione dell'ultimo libro di Daniele Damele su media e minori avvenuta in biblioteca a Cividale del Friuli presenti il sindaco Attilio Vuga, l'assessore comunale Roberto Novelli e monsignor Guido Genero. Nel corso dell'incontro, promosso da Martina Seleni, è stato anche detto che "le tv sono troppo condizionate dall'audience" mentre Damele ha sottolineato che "proprio dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo ci giunge un insegnamento e una via, quella del coinvolgimento dei ragazzi nella scelta dei palinsesti ad essi dedicati e quella della media education che ha maggior seguito in Africa e in Asia rispetto a Europa e America".
Durante la presentazione del libro è stato anche ricordato che Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria, che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Damele da alle stampe per la Edizione del Labirinto 2006 "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media", libro che contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori e una prefazione di Ezio Greggio.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampa dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia. Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità". Daniele Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
Il libro di Damele (i cui proventi sono stati destinati all'ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste) sarà presentato anche a Pordenone, Trieste, Monfalcone, Tolmezzo e altre città del Friuli Venezia Giulia oltre che in varie scuole, tra cui quelle di Grado ed è già stato recentemente presentato all'Università la Sapienza di Roma.



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autore: Daniele Damele
libro: "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media"
Edizioni. Il Labririnto 2006
costo: 17 Euro