Monday, December 04, 2006

PRESENTATO il libro di Damele a Trieste, Monfalcone, Grado e Gradisca

"L'eccessivo americanismo, la violenza, la creazione di bisogni artificiali, la presentazione del danaro come valore, che bene ha fatto Damele a evidenziare nel suo libro, sono veri e propri mali degli organi di comunicazione come Tv, internet, videogiochi e telefonini, specie di nuova generazione": è quanto emerso nel corso dell'intenso tour di presentazione dell'ultimo libro di Daniele Damele su media e minori che ha toccato negli ultimi dieci giorni Trieste, Monfalcone, Grado e Gradisca. Nel corso degli incontri, promossi da Martina Seleni, è stato anche detto che "le tv sono troppo condizionate dall'audience" mentre Damele ha sottolineato che "proprio dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo ci giunge un insegnamento e una via, quella del coinvolgimento dei ragazzi nella scelta dei palinsesti ad essi dedicati e quella della media education che ha maggior seguito in Africa e in Asia rispetto a Europa e America".
Durante le presentazioni del libro è stato anche ricordato che Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria, che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Damele da alle stampe per la Edizione del Labirinto 2006 "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media", libro che contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori e una prefazione di Ezio Greggio.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampa dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia. Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità". Daniele Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Docente di Etica e comunicazione, è conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive e da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
Il libro di Damele (i cui proventi sono stati destinati all'ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste) sarà presentato nel 2007 anche a Udine, Pordenone, Tolmezzo e altre città del Friuli Venezia Giulia oltre che in varie scuole, mentre è già stato presentato all'Università la Sapienza di Roma su richiesta di quest'ultima.



^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
autore: Daniele Damele
libro: "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media"
Edizioni. Il Labririnto 2006
costo: 17 Euro

Monday, November 27, 2006

INTERNET e minori: consigli per le famiglie dopo il "caso Google"

Il video "divertente" (!) che Google ha permesso fosse diffuso con le immagini di bullismo e violenza su un ragazzo disabile di Torino fa pensare su quali possano essere le inside della rete. L'intervento dev'essere duplice: sugli operatori, ovvero gli Internet service provider (gli editori on line) e in seno alle famiglie.
Relativamente all'etica dello spazio virtuale sono convinto che sarà utile valutare in sede parlamentare se introdurre nell'ordinamento penale anche il reato di "connivenza" con chi consente l'accesso a materiale violento o pedopornografico in internet perseguendo così anche eventuali provider o fomitori di servizi di connessione alla rete internet.
Tutti, anche l'industria privata possono e devono aiutare a giungere a un uso consapevole di internet. I provider e i fornitori di servizi di connessione alla rete devono impegnarsi a impedire la visione di pagine non idonee (con contenuti violenti o pedopornografici) pena, a mio parere, anche l'inibizione all'esercizio dell'attività di provider a fornitore di servizi di connessione alla rete. In questo sforzo siamo tutti coinvolti e ognuno di noi deve fare la sua parte.
Rispetto alle famiglie, invece, rimando alla sottoscrizione con le quattro associazioni degli internet provider del codice di auto-regolamentazione per la tutela dei minori on line (disponibile sul sito http://www.comunicazioni.it/), un buon lavoro che si può porre come base di confronto e analisi per i minori, i loro genitori, gli educatori, gli operatori del settore, quelli della comunicazione e chiunque risulti interessato.
Accanto al codice personalmente ho elaborato, assieme ad alcuni esperti del Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni una sorta di decalogo con la volontà di fornire un contributo alle famiglie e alle scuole.
Da qui l’idea di consigliare, appunto, gli adulti a cercare, senza esercitare un rigido controllo, di conoscere il modo in cui i figli usano internet (cosa fanno? quali sono i loro interessi?) trasmettendo ai figli interesse per quanto fanno in internet e facendosi insegnare da loro il funzionamento del PC e della rete.
Un’altra idea emersa è quella di evitare, possibilmente, di collocare il PC nella camera da letto dei figli, molto meglio in una stanza d'accesso comune rendendo cosi l'uso d’internet un'attività di famiglia. In alternativa, è opportuno utilizzare il PC assieme ai figli e non permettere mai l'uso della carta di credito (senza autorizzazione preventiva).
Nel dialogo con i figli occorrerà insegnare loro a non fornire dati o informazioni personali o riscontri oggettivi sulla propria persona (nome, cognome, età, indirizzo, numeri di telefono e cellulari, redditi, indirizzo, orari della scuola, nomi di amici, ...) e soprattutto insegnare ai figli a non accettare mai d'incontrarsi personalmente con chi hanno conosciuto in rete (gli sconosciuti cosi incontrati possono essere pericolosi tanto quanto quelli che si possono incontrare per strada).
Un altro aspetto emerso è quello relativo all’insegnamento ai figli a non rispondere quando ricevono messaggi di posta elettronica volgari, offensivi o pericolosi spiegando loro quali sono le regole di buona condotta sulla rete, ovvero: non usare un linguaggio scurrile o non appropriato comportandosi sempre correttamente.
Va anche detto ai ragazzi che l'eventuale compilazione di moduli in internet può avvenire solo dopo l'autorizzazione dei genitori così come occorre concordare con i figli quanto tempo possono trascorrere in internet senza considerare mai il PC, al pari della televisione, una baby sitter.
E’ poi del tutto opportuno inserire nei PC i cosiddetti 'filtri salvafamiglie" che impediscono l’accesso a siti non desiderati (violenti o pornografici) verificando periodicamente il funzionamento corretto di detti filtri e tenendo segreta l'eventuale parola chiave, la password.
Nel malaugurato caso in cui si trovasse materiale pedopornografico in un newsgroup o in una community, oppure se si ricevono massaggi di posta elettronica con riferimenti pedopornografici o ancora se si è contattati da un utente che invia materiale pedopornografico, tenta di adescare un minore in una chat o fa intendere di avere rapporti sessuali con minori occorre avvertire immediatamente il Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni che provvederà a fornire ogni istruzione utile.
Internet è una stupenda opportunità anche per i ragazzi e i bambini. Occorre, quindi, favorirne l’accesso garantendo la disponibilità di conoscenza e apertura. La “rete” è uno strumento di democrazia e di crescita. Internet è una porta aperta dalla quale si può uscire per andare in tutto il mondo, ma da quella stessa porta chiunque può entrare.
Per tale motivo, in una realtà mondiale di utilizzo, è del tutto opportuno tener presente che internet è sede anche di malintenzionati che possono utilizzare tale fondamentale strumento di comunicazione per finalità illecite, dannose e soprattutto pericolose per i più piccoli. Da qui la necessità di favorire una nuova forma di autoregolamentazione degli Internet provider a tutela appunto dei minori.
Le istituzioni sono a servizio di chi vuole seriamente operare per la difesa dei minori in rete. Non a caso i codici per le televendite, la Tv e i minori e internet e l’infanzia sono sorte al Ministero delle Comunicazioni che ora sta opportunamente immaginando di promuovere un'unico organismo "media e minori" che tochi oltre a tv e rete anche telefonia e videogiochi. Accanto a questi testi è del tutto opportuno favorire ogni iniziativa tendente a rendere sempre più diffusi vari consigli di prevenzione per famiglie, scuole, università e mass media oltre a vari consigli tecnico – informatici.
Il codice sottoscritto è il frutto del prezioso impegno delle Associazioni di ISP, di Tutela dei Diritti dei Minori e dei rappresentanti delle Istituzioni interessate e coinvolte. Tutti assieme per favorire ed estendere i doni di internet e contrastarne i danni.
In tal senso il contributo di riflessione che si offre mira a richiedere e garantire una cultura della sicurezza al fine di permettere ai minori di accedere con serenità a internet anche in relazione agli obiettivi che in questa ottica si è posta l’Europa dove per una volta l’Italia svolge un ruolo trainante proprio con tali norme di autoregolamentazione.
Nel permettermi di richiamare il fondamentale ruolo dei fornitori d’accesso e/o di servizi desidero soffermarmi per un attimo sul capitolo degli strumenti di protezione, i cosiddetti “filtri”, sull’efficacia dei quali tanto è stato detto. L’analisi critica svolta ha riguardato sia i punti di forza, sia di debolezza di ciascuno dei prodotti attualmente a disposizione sul mercato, lasciando all’utilizzatore la scelta di quello a lui più congeniale.
Personalmente desidero indicare solo la necessità di proteggere i minori durante la navigazione e nella ricezione di posta elettronica. Va comunque tenuto conto che accanto ai filtri informatici sarà sempre del tutto necessario garantire a bambini e ragazzi “filtri umani”, ovvero genitori, educatori, insegnanti, adulti, parenti maggiori. E’ necessario che tutte queste persone dialoghino con i minori con attenzione prestando attenzione e controllando, come accennato, senza alcuna rigidità, quanto attuato dai nostri figli attraverso il computer rammentando sempre che il miglior dialogo è l’ascolto.
La “cultura della sicurezza”, ovvero la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su un uso consapevole di internet, passa anche attraverso questo contributo che il Ministero delle Comunicazioni offre alla comunità italiana ed europea convinto che i giovani sono il nostro futuro, ma sono, oggi, il loro presente e sotto questo aspetto è oggi del tutto necessario occuparsi di loro.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato di Garanzia
Internet e minori

APPUNTAMENTI: Ti aspetto martedì 28 novembre a Grado alle ore 17

Martedì 28 novembre a Grado alle ore 17 all'Istituto comprensivo Dante Alighieri si terrà la presentazione del libro "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media. Idee e riflessioni per genitori ed educatori" di Daniele Damele, edizioni del Labirinto 2006. L'evento, a ingresso libero, sarà presentato da Martina Seleni, che ne cura anche la promozione. Il ricavato del libro destinato all'autore sarà devoluto a favore dell'ospedale infantile triestino Burlo Garofolo. In occasione di tale presentazione il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, ha voluto esprimere "tutto il mio plauso per l'impegno reso da Damele a favore dei minorenni". Una recensione del libro si trova sul blog: http://danieledamele.blogspot.com/

Con tale produzione Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Il libro contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori, una prefazione di Ezio Greggio e la presentazione di Maria Paola Pagnini.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampe dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.

Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".

Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Docente a contratto di etica e comunicazione all'Università di Udine, è conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.

Wednesday, November 22, 2006

BULLISMO: manca la prevenzione

Clicchi in "video divertenti" in Google e trovi tre minuti di un ragazzo affetto da sindrome di down che viene sbeffeggiato e picchiato a scuola senza che nessuno intervenga. Anzi si filma e, poi, si mette in rete il video che di divertente non ha proprio nulla, anzi è tutto molto deprimente. C'è una forte de-sensibilizzazione alla violenza nei nostri ragazzi. C'è un'emergenza forte che riguarda tutti noi e che tocca genitori, educatori e operatori della comunicazione.
Da anni ripeto che c'è troppa violenza in tv, on line e nei videogiochi. Modelli comportamentali diseducativi che provocano il bullismo.
Nella maggior parte dei casi è più grande e forte degli altri, spavaldo e temuto; è, appunto, il bullo, ovvero é colui che, preso di mira un altro ragazzo, vi si accanisce con insulti, scherzi pesanti e percosse, talvolta con la complicità di altri coetanei. La vittima subisce questa aggressività e non sa difendersi né chiedere aiuto.Gli episodi di bullismo negli ultimi tempi si sono innalzati, soprattutto nelle scuole, a un livello di vera emergenza e hanno occupato molte pagine di cronaca. Quelli che vengono alla luce sono però solo i fatti con le conseguenza più gravi; denunce, ospedalizzazione e ora video in rete. Tanti altri casi rimangono sommersi e le vittime ne portano le conseguenze soprattutto dal punto di vista psicologico poiché subire il bullismo mina l’autostima, crea ansie e insicurezze.Spesso nessuno si accorge dell’origine di questa sofferenza, gli operatori scolastici e noi genitori non siamo ancora sufficientemente preparati a riconoscerne i segnali e non sappiamo come intervenire. Spesso si tende a sottovalutare il fenomeno classificandolo come ‘litigi tra ragazzi’. Sarebbe invece opportuna una politica seria di prevenzione, che parta dalle scuole elementari e che coinvolga sia il personale scolastico docente e non docente i genitori. Prevenire questi fenomeni o farli cessare non significa semplicemente scoprirne e punirne gli autori, ma dialogare, con la vittima quanto con il bullo; anche lui ha un problema che può essere risolto con l’aiuto giusto. Purtroppo nel campo della prevenzione siamo ancora all’anno zero e tanti bambini e ragazzi continuano a subire angherie nella generale indifferenza.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato nazionale Garanzia Internet @ minori
e Docente di Etica e comunicazione all'Università di Udine

MINORI: videofonini e web sotto accusa. Necessario riprendere il dialogo tra genitori e figli


Si susseguono ormai senza sosta le segnalazioni di abusi perpetrati da minori su altri minori. Fatti drammatici, resi ancora più gravi dal fatto che gli episodi di violenza vengono costantemente filmati per puro divertimento col videofonino per poi essere diffusi on line.
I 4 ragazzi responsabili del video girato al liceo Albe Steiner di Torino – nel quale venivano riprese le violenze su un ragazzo affetto da una grave forma di autismo – sono stati sospesi per un anno, mentre l’indagine si è allargata anche alla professoressa che, abbandonando l’aula, ha lasciato campo libero ai giovanissimi delinquenti e tutta la classe è stata sospesa per 15 giorni, 7 dei quali verranno utilizzati per aiutare il ragazzo preso di mira dalle violenze a reintegrarsi, se mai i genitori decidessero di volerlo reinserire nell’istituto.
Una decisione che aiuterà i ragazzi a comprendere la gravità del loro gesto.
Un’ondata di violenze che – forse perché amplificata, per lo più solo in forma cronachistica, dalla Tv e dai giornali – sembra non volersi più fermare, in una spirale di abusi e comportamenti sessualmente deviati che qualcuno ha addirittura definito ormai “una tragica normalità”.
Casi che evidenziano ancora una volta un malessere nei minori non colto dalle famiglie, tanto più che si assiste ad un'assuefazione d'immagini e a un linguaggio di un certo tipo soprattutto tra ragazzini, molti dei quali sono quasi costretti a subirlo e ad adeguarsi a stereotipi sempre più triviali.
Occorre, pertanto, che le famiglie adottino un controllo più estensivo dei figli in particolare per quanto riguarda l’uso di mezzi tecnologicamente avanzati come Internet e telefonini cellulari ma anche a una maggiore attenzione ai piccoli sintomi di 'malessere' manifestati dai figli, che se trascurati possono portare anche a fatti estremi.
Non si tratta infatti di ‘mostri’, ma di ragazzini ‘normali’: una violenza che trascende confini regionali e sociali e dilaga da nord a sud, tra ragazzi ‘bene’ e appartenenti a famiglie disagiate, in un degrado che non è più economico o sociale ma culturale, e con un solo denominatore comune: tutto viene filmato e trova posto in rete, magari tra i ‘filmati divertenti’.
E così, a Reggio Calabria, 4 minori di età compresa tra i 14 e i 16 anni abusano di una ragazzina di 12 e poi vanno a vantarsene al bar. Sono stati arrestati ma solo per uno di loro si è aperta la porta del carcere, mentre da Como arrivano su Youtube tre nuovi filmati: il primo ritrae un ragazzo che si cala i pantaloni in classe e finge di masturbarsi con alle spalle la professoressa che spiega; il secondo alza il maglione e mostra il costume ai compagni mentre è alla lavagna per una interrogazione; nel terzo, uno studente si appende e dondola alla porta della classe senza che l'insegnante se ne renda minimamente conto.
Un’escalation di stupidità a buon mercato nella quale si inserisce la decisione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di varare alcune misure di sicurezza in materia di tutela dei minori sui terminali mobili di videofonia. E', infatti, necessario che gli operatori che offrono servizi audiovisivi e multimediali, il cui contenuto sia destinato a un pubblico adulto, debbano adottare un sistema di protezione (parental control) che consenta di impedire durevolmente l'accesso dei minori a tali contenuti.
Tale funzione, oggetto di una specifica clausola contrattuale espressamente e separatamente firmata dall'acquirente, dovrà essere attivabile o disattivabile dal maggiorenne che stipula il contratto, tramite la digitazione sul terminale di un apposito PIN.
Il problema del bullismo non è tuttavia un fenomeno tipicamente italiano: anche in Gran Bretagna – dove a dire il vero l’allarme è scattato già da molto tempo – l’alto responsabile per la protezione dei bambini ha chiesto misure nuove e più efficaci per affrontare il dilagare del problema soprattutto nelle scuole.
In occasione dell’inizio della ‘settimana contro il bullismo” Sir Albert Aynsley-Green ha, infatti, presentato le sue proposte al ministro dell'Istruzione Alan Johnson, in vista di una loro eventuale applicazione già dal prossimo anno.
Anche in Gran Bretagna, secondo il rapporto preparato da Aynsley-Green, sono i disabili le vittime preferite dei bulletti, prede per eccellenza di coetanei che li scherniscono e gli usano violenza nell’indifferenza generale di chi bullo non è ma lo stesso non se la sente di prenderne le difese.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Commissario per l’infanzia lo scorso anno, quasi ogni bambino in Gran Bretagna è stato vittima o protagonista di episodi di bullismo, fenomeno che nella società inglese sta ormai diventando "la norma".
Sarebbe, perciò, nell'interesse di tutti e dappertutto migliorare il modo in cui i presidi, i provveditori e le Autorità locali accolgono le preoccupazioni dei genitori per incidenti che coinvolgono i loro figli.
Gli stessi genitori che in Italia, sono divenuti – grazie a una sentenza del Tribunale di Milano, che ha disposto il sequestro dei beni delle famiglie di alcuni adolescenti che hanno abusato di una compagna, responsabili delle gesta dei figli, ai quali evidentemente non hanno insegnato né il rispetto né la tolleranza verso chi è più debole fisicamente o psicologicamente.
Una decisione sacrosanta giacché è perfettamente lecito far ricadere sui genitori la responsabilità penale dei minori che delinquono.
E' giusto, infatti, considerare che gli atti illeciti dei minori derivino da un difetto di socializzazione, perciò è legittimo individuare i genitori quali riferimento essenziale nel processo di interiorizzazione di modelli e regole. Chi pensa che le radici del fenomeno della criminalità minorile siano da individuarsi soltanto in una profonda immaturità del soggetto si sbaglia di grosso, perchè molto è determinato, invece, da componenti genitoriali remissivi e indifferenti che prevalentemente giudicano piuttosto che educare.
Una mancanza di punti di riferimento che molti giovanissimi tentano di colmare in rete, fra chat, forum, blog e via dicendo. Strumenti che, seppure non responsabili di questa violenza, fungono da cassa di risonanza e, come nei casi degli ultimi giorni, da veicolo per la diffusione delle bravate più perverse.
Dall’ultimo rapporto presentato dal Telefono Azzurro, emerge una generazione che ha in internet il suo punto di riferimento più concreto, ma anche come oggi nella rete di internet circoli molta violenza tra ragazzi.
Se, infatti, fino a ora si è indicata la rete come porto franco per pedofili e adescatori di ragazzini, si è invece sottovalutata la portata dei materiali violenti inseriti dagli stessi ragazzi.
La cosa grave è che nessuno di loro denuncia il fenomeno e nessuno chiede aiuto agli adulti. Il rapporto prova come fra coetanei la violenza degli stadi ed altri episodi simili è vissuta come un fatto naturale.
E allora che fare? E' importante parlarne nelle scuole e fra coetanei. Far emergere attraverso la stampa questi problemi vuol dire cercare di creare dialogo anche nelle scuole e nelle famiglie. Occorre prevenire il bullismo ma anche cercare di aiutare le vittime e gli autori.
Il bullismo nella scuola e la pedopornografia via Internet sono espressione di un disagio profondo e di una grave frattura tra mondo degli adulti e mondo dei bambini. Frattura che deve essere risanata anche attraverso una decisa azione di governo di tutte le istituzioni, nazionali e locali favorendo momenti di elaborazione culturale e politica, con un impegno serio e onesto di analisi e monitoraggio dei risultati effettivi e delle criticità.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato nazionale garanzia Internet e minori
Docente di Etica e comunicazione Università di Udine

Thursday, November 16, 2006

APPUNTAMENTI: Ti aspetto venerdì 24 a Trieste alle ore 18 al circolo della stampa

Venerdì 24 novembre al circolo della stampa di Trieste (corso Italia 13) alle ore 18 si terrà la presentazione del libro "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media. Idee e riflessioni per genitori ed educatori" di Daniele Damele, edizioni del Labirinto 2006. All'incontro, a ingresso libero, sono stati invitati a portare un saluto, assieme all'autore, il tenore Andrea Binetti e il giornalista-cabarettista Andro Merku. L'evento sarà presentato da Martina Seleni, che ne cura anche la promozione. Il ricavato del libro destinato all'autore sarà devoluto a favore dell'ospedale infantile triestino Burlo Garofolo. In occasione di tale presentazione il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, ha voluto esprimere "tutto il mio plauso per l'impegno reso da Damele a favore dei minorenni". Una recensione del libro si trova sul blog: http://www2.blogger.com/.

Con tale produzione Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Il libro contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori, una prefazione di Ezio Greggio e la presentazione di Maria Paola Pagnini.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampe dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.

Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".

Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Docente a contratto di etica e comunicazione all'Università di Udine, è conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.

CIVIDALE: presentato il libro di Damele

"L'eccessivo americanismo, la violenza, la creazione di bisogni artificiali, la presentazione del danaro come valore, che bene ha fatto Damele a evidenziare nel suo libro, sono veri e propri mali degli organi di comunicazione come Tv, internet, videogiochi e telefonini, specie di nuova generazione": è quanto emerso nel corso della presentazione dell'ultimo libro di Daniele Damele su media e minori avvenuta in biblioteca a Cividale del Friuli presenti il sindaco Attilio Vuga, l'assessore comunale Roberto Novelli e monsignor Guido Genero. Nel corso dell'incontro, promosso da Martina Seleni, è stato anche detto che "le tv sono troppo condizionate dall'audience" mentre Damele ha sottolineato che "proprio dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo ci giunge un insegnamento e una via, quella del coinvolgimento dei ragazzi nella scelta dei palinsesti ad essi dedicati e quella della media education che ha maggior seguito in Africa e in Asia rispetto a Europa e America".
Durante la presentazione del libro è stato anche ricordato che Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria, che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Damele da alle stampe per la Edizione del Labirinto 2006 "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media", libro che contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori e una prefazione di Ezio Greggio.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampa dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia. Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità". Daniele Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
Il libro di Damele (i cui proventi sono stati destinati all'ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste) sarà presentato anche a Pordenone, Trieste, Monfalcone, Tolmezzo e altre città del Friuli Venezia Giulia oltre che in varie scuole, tra cui quelle di Grado ed è già stato recentemente presentato all'Università la Sapienza di Roma.



^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
autore: Daniele Damele
libro: "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media"
Edizioni. Il Labririnto 2006
costo: 17 Euro

Wednesday, October 25, 2006

ROMA: presentato alla Sapienza il libro di Damele presenti Calò e la Garavaglia

"L'eccessivo americanismo, la violenza, la creazione di bisogni artificiali, la presentazione del danaro come valore, che bene ha fatto Damele a evidenziare nel suo libro, sono veri e propri mali degli organi di comunicazione come Tv, internet, videogiochi e telefonini, specie di nuova generazione": è quanto emerso nel corso della presentazione dell'ultimo libro di Daniele Damele su media e minorenni avvenuta all'Università degli studi "La Sapienza" di Roma nell'ambito del master in Scienze criminologiche forense proposto dall'insegnamento di Psicopatologia forense del dipartimento di Scienze psichiatriche della facoltà di medicina. All'evento, tenutosi dinanzi a oltre 120 laureati in giurisprudenza, medicina e psicologia, iscritti al master, è intervenuto il sottosegretario alle comunicazioni, Giorgio Calò, che ha sottolineato "l'impegno del Ministero a favore di bambini e ragazzi" come pure il vice-sindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia, la quale ha affermato che "sono qui per fare una sorpresa a Damele, che non ho preavvertito della mia presenza, proprio per fargli un regalo al fine di sottolineare l'impegno a favore dei minori portato avanti a livello nazionale da Damele con costanza, impegno e alte professionalità e preparazione. Con Damele ho condiviso, infatti, l'esperienza del Comiitato Tv e minori e tante battaglie per i bambini".
Nel corso dell'incontro, promosso dal professor Vincenzo Mastronardi, è stato anche detto dal sottosegretario Calò che "le tv sono troppo condizionate dall'audience" mentre Damele ha sottolineato che "proprio dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo ci giunge un insegnamento e una via, quella del coinvolgimento dei ragazzi nella scelta dei palinsesti ad essi dedicati e quella della media education che ha maggior seguito in Africa e in Asia rispetto a Europa e America".
Durante la presentazione del libro è stato anche ricordato che Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria, che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Damele da alle stampe per la Edizione del Labirinto 2006 "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media", libro che contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori e una prefazione di Ezio Greggio.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampa dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia. Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità". Daniele Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Docente a contratto di etica e comunicazione all'Università di Udine, conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive locali, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
Il libro di Damele (i cui proventi sono stati destinati all'ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste) sarà presentato adesso anche a Gorizia, Pordenone, Monfalcone, Tolmezzo, Cividale e altre città del Friuli Venezia Giulia oltre che in varie scuole.



^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
autore: Daniele Damele
libro: "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media"
Edizioni. Il Labririnto 2006
costo: 17 Euro

GORIZIA: presentato il 20 ottobre il libro di Damele


"L'eccessivo americanismo, la violenza, la creazione di bisogni artificiali, la presentazione del danaro come valore, che bene ha fatto Damele a evidenziare nel suo libro, sono veri e propri mali degli organi di comunicazione come Tv, internet, videogiochi e telefonini, specie di nuova generazione": è quanto emerso nel corso della presentazione dell'ultimo libro di Daniele Damele su media e minori avvenuta in biblioteca a Gorizia presenti il presidente della Lega Nazionale isontina, Rodolfo Ziberna, e la docente universitaria Paola Pagnini. Nel corso dell'incontro, promosso da Martina Seleni, è stato anche detto che "le tv sono troppo condizionate dall'audience" mentre Damele ha sottolineato che "proprio dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo ci giunge un insegnamento e una via, quella del coinvolgimento dei ragazzi nella scelta dei palinsesti ad essi dedicati e quella della media education che ha maggior seguito in Africa e in Asia rispetto a Europa e America".
Durante la presentazione del libro è stato anche ricordato che Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria, che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Damele da alle stampe per la Edizione del Labirinto 2006 "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media", libro che contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori e una prefazione di Ezio Greggio.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampa dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia. Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità". Daniele Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
Il libro di Damele (i cui proventi sono stati destinati all'ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste) sarà presentato anche a Cividale, Pordenone, Trieste, Monfalcone, Tolmezzo e altre città del Friuli Venezia Giulia oltre che in varie scuole, tra cui quelle di Grado ed è già stato recentemente presentato all'Università la Sapienza di Roma.



^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
autore: Daniele Damele
libro: "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media"
Edizioni. Il Labririnto 2006
costo: 17 Euro

Saturday, September 23, 2006

TRAPIANTI D'ORGANO: i dati al 31 agosto

“Il Friuli – Venezia Giulia è ancora e sempre ai vertici, sulla base delle rilevazioni da inizio anno sino al 31 agosto 2006, nel dato percentuale di donatori effettivi come pure di donatori utilizzati col 34,3% (la media nazionale è del 20% di donatori utilizzati), ma un altro dato del tutto confortante è quello delle opposizioni, ferme all11,8% mentre la media nazionale è del 26,5%. Meglio di noi ha fatto solo la provincia di Trento”: lo rende noto il responsabile nazionale della comunicazione dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido), Daniele Damele, che ha anche aggiunto come "anche i dati dell’attività di trapianto per i primi otto mesi dell’anno in corso sono del tutto positivi e confortanti. A livello nazionale i trapianti effettuati sono 3.075 mentre le liste dei pazienti in attesa ammontano globalmente a 8.990 di cui 6.328 per il rene”.
Damele ha evidenziato come “la donazione di organi e tessuti è l’estremo atto di generosità e amore e solo false credenze o atteggiamenti erronei possono indurre a impedire di compiere questo gesto, ma è soprattutto un dovere civile di ognuno di noi in quanto solo così si rende possibile la realizzazione di una terapia sanitaria fondamentale”.
Da ultimo il dirigente nazioanle dell'Aido ha voluto sottolineare "il lavoro impagabile svolto dai coordinatori per i trapianti in seno alle Aziende sanitarie, da tutte le associazioni di volontariato impegnate a tal proposito nonché dalla Regione Friuli Venezia Giulia".

IMMIGRATI: saranno sempre meno

Magari gli immigrati ci serviranno sempre di meno in Friuli Venezia Giulia e, in generale, nel Nordest italiano. Perché? E' presto detto: c'è meno lavoro per loro. Secondo le stime dell'Unioncamere, l'associazione che raggruppa gli enti camerali della regione più a nordest d'Italia, i posti di lavoro proposti agli extracomunitari diminuiscono. Vale per i nuovi arrivi, ma anche per chi è già qui e si ritrova disoccupato con l'alternativa di doversi ricollocare in altre realtà regionali oppure di dover chiedere aiuto con la conseguenza inevitabile che il peso sociale a ciò relativo si scarica sempre e solo sulla comunità locale.
Di questa fotografia attuale la politica dovrebbe tener conto al fine di non produrre azioni che, magari, non si rivelino al passo coi tempi. Le soluzioni da garantire devono tener conto della realtà, altrimenti si sprecano risorse.
Ma ecco i dati che confermano quanto sin qui sostenuto, ovvero che alle aziende del Friuli Venezia Giulia non servono più immigrati senza scolarizzazione da impiegare per mansioni a bassa professionalità. La richiesta di lavoratori extracomunitari in Friuli Venezia Giulia passa da 6.960 del 2005 alle 4.590 delle previsioni del 2006. Vi è, poi, un altro dato che merita attenzione: la componente immigrata sul totale delle assunzioni passa dal 40,7% dell'anno scorso alla previsione del 28% di quest'anno.
Sarà perchè da anni si parla di innovazione tecnologica e ripensamento del manifatturiero su produzioni a più alto valore aggiunto, sarà che il mercato del lavoro richiede figure professionali a più alta scolarizzazione e che gli immigrati che in numero maggiore giungono in questo pezzo di terra italiana non hanno un curriculum elevato (eccezion fatta per gli scienziati di Trieste) e fors'anche qualche problema di lingua, insomma il numero degli extra-comunitari richiesti per lavoro è destinato a diminuire.
D'altronde se uno viaggia nelle aziende che ristrutturano si accorge immediatamente che quando si taglia sul personale le prime mansioni a saltare sono quelle a minore professionalità. Non scordiamo, poi, la delocalizzazione che ha investito anche il Friuli Venezia Giulia e, quindi, la maggior meccanizzazione delle fabbriche che ha comportato l'inevitabile diminuzione di richiesta di lavoratori non qualificati. Proprio parlando di delocalizzazione il caso emblematico in Friuli è quello della sedia e del suo distretto del manzanese laddove le prime fasi della lavorazione sono state trasferite all'estero riducendo così il fabbisogno di manodopera manuale. Negli ultimi sei anni la forza lavoro di quest'area è diminuita di oltre 2 mila unità.
Il processo di delocalizzazione corrisponde, però, da un lato a quanto richiesto da molte parti, ovvero di aiutare i popoli che premono per trasferirsi in Europa e nell'Occidente in genere in loco al fine di garantire nei loro Paesi d'origine un miglioramento della situazione di vita. Una riflessione in proposito andrebbe, però, posta: le imprese che delocalizzano lo fanno, o quantomeno lo hanno fatto per risparmiare proprio sui costi di manodopera e in virtù di ciò hanno anche dato vita, talvolta, a una sorta di "nomadismo imprenditoriale", ad esempio spingendosi sempre più a Est, dalla Romania alla Russia sino alla Cina alla ricerca di manodopera a bassissimo costo. Forse non è così, però, che si aiuta un popolo e lo si fa crescere economicamente, certamente è così che si fa profitto.
Tornando a casa nostra sembra ormai venir meno, pertanto, l'epoca in cui la domanda di operai da parte delle aziende friulane non era soddisfatta dal mercato locale rendendo così necessario se non addirittura indispensabile il ricorso ai lavoratori extra-comunitari anche se in taluni settori, come la meccanica, la ristrutturazione competitiva non ha comportato tagli significativi.
Resta, quindi, quanto accennato in precedenza tenendo conto che gli immigrati che hanno ottenuto il ricongiungimento familiare hanno ormai messo radici sul territorio e ben difficilmente potranno ricollocarsi in altre realtà regionali italiane. Da qui il riferimento al peso sociale di questa disoccupazione immigrata che si verrà a creare con inevitabili ripercussioni sulla collettività locale che non deve farsi trovare impreparata dinanzi a questa situazione.
Un aiuto, ma solo per lavoratori ad alta professionalità, giunge da un fondo di ricollocamento a disposizione delle Province le quali talvolta hanno difficoltà a impiegarlo. La risorsa non deve andare sprecata, ma alla politica si chiede anche di guidare la società e, pertanto, di garantire soluzioni a tutti: ce la farà? Sicuramente non potrà dire di non essere stata avvisata.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine

Sunday, September 17, 2006

RADIOPUNTOZERO: "Dalla parte di bambini e ragazzi" riparte venerdì 22 settembre alle ore 10,05


Venerdì 22 settembre alle ore 10.05 sui 101.1 e 101.5 Mhz di Radiopuntozero andrà in onda la prima trasmissione del terzo ciclo di “Dalla parte di bambini e ragazzi”, rubrica radiofonica della durata di quindici minuti, condotta da Barbara Pernar. La trasmisisone avrà una nuova veste. Ogni venerdì mattina, infatti, la conduttrice Pernar raggiungerà al telefono Daniele Damele per degli approfondimenti per ragazzi e adulti su temi d'interesse e d'attualità dei minorenni, dei loro genitori e degli educatori con particolare riferimento alla tutela dei giovani rispetto ai mezzi di comunicazione. "Tutti dicono - ha evidenziato Damele - che i giovani sono il nostro futuro, ma oggi sono già, subito, il loro presente e di questo ci dobbiamo interessare occupandoci di loro come faremo settimanalmente Barbara Pernar e io".
Chi desiderasse proporre la sua opinione in merito o richiedere indicazioni può inviare una mail all'indirizzo: radiopuntozero@radiopuntozero.it o collegarsi al blog http://danieledamele.blogspot.com/
Daniele Damele, che è anche vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, ha dichiarato che "l'emittente radiofonica del Friuli - Venezia Giulia degli ottimi Busolini ha dimostrato ancora una volta grande sensibilità favorendo una rubrica che è certamente di servizio pubblico".
Ulteriori info nei siti: www.radiopuntozero.it, www.interneteminori.org, www.comunicazioni.it e www.agcom.it.

CENTRO del libro parlato, convegno su Barriere mentali: il lavoro psicologico nell'area della disabilità

"Spesso il contatto dei cosiddetti normodati con un disabile genera un conflitto. Dobbiamo esserne consapevoli e reagire con serenità al fine di instaurare subito un rapporto naturale e garantire così normalità di relazioni": è quanto dichiarato da Daniele Damele, vice-presidente del Comitato nazionale di garanzia internet e minori, da sempre impegnato nel sociale, alla tradizionale assemblea annuale del Centro internazionale del libro parlato tenutasi a Feltre con soci e donatori di voce, provenienti da tutta Italia, ma con significative presenze delle regioni del Nordest.
Al convegno, promosso per approfondire temi di interesse per chi opera nel settore della comunicazione con i non vedenti, è stato trattato il tema "Barriere mentali: il lavoro psicologico nell'area della disabilità". Accanto a Damele, docente di Etica e comunicazione all'Università di Udine, anche Paolo Valerio, docente di Psicologia clinica dell'Università di Napoli e direttore della scuola di specializzazione dell'ateneo stesso.
Damele ha sostenuto che "la mente ha soluzioni adattative al pari del nostro fisico per cui occorre creare abitudini e atteggiamenti mentali positivi al fine di garantire riflessi condizionati tendenti al bene" e ha poi invitato i genitori dei disabili a "uscire di casa coi propri figli e non chiudersi in se stessi senza timore alcuno del pensiero altrui". Un altro invito rivolto sempre dal docente friulano è stato quello di "non chiedersi in continuazione perché è toccato proprio a me un figlio disabile" rigettando i modelli devianti di tv, internet e altri mezzi di comunicazione che "individuano salute e bellezza come status irrinunciabili".
Da ultimo Damele ha auspicato che "gli organi d'informazione dedichino sempre maggiori spazi ai temi dei disabili includendo le esperienze di questi ultimi accanto a quelle dei normodotati".

UDINE economia in tv, su Telefriuli a partire da mercoledì 27 alle ore 21


Udine economia sbarca in tv su Telefriuli. Ogni 15 giorni, tutti i mercoledì alle ore 21, infatti, la Camera di commercio promuove un talk show sull'emittente friuliana per trattare i temi dell'economia provinciale e informare cittadini e imprese sui servizi resi dall'ente camerale presieduto dall'ingegner Adalberto Valduga.
La trasmissione avrà per titolo proprio "Udine economia in tv" e sarà replicata i venerdì mattina alle ore 8.45 e i sabato alle 23. In tale forma si punta a raggiungere il maggior numero di telespettatori friulani garantendo un'articolata programmazione nei differenti orari previsti.
Mercoledì 27 andrà, pertanto, in onda la prima puntata della nuova rubrica televisiva mentre il successivo appuntamento è previsto a partire da mercoledì 11 ottobre, sempre alle 21.

Monday, September 11, 2006

TECNO-ADOLESCENTI, tecno-fobie, ...


I nostri ragazzi sono sempre più dei tecno-adolescenti. Sanno tutto di pc, telefonia mobile, videogiochi, iPod e telecomandi per ogni tipo di tv. Però le nuove tecnologie possono comportare anche stress oltre che fobie e, udite udite, forme di tecno-superstizione.
Ho raccolto alcune forme di difficoltà che potrebbero essere riscontrate nei nostri ragazzi, ma forse anche tra chi ha qualche anno in più. Avete mai visto giovani e non inchiodati allo schermo magico del telefonino per avere la certezza d'essere sempre raggiungibili? Il fatto è che cellulari, pc e iPod sono diventati estensioni del nostro corpo. Comunichiamo quello che siamo mostrando il telefonino, trasmettiamo le nostre emozioni con una suoneria e così via.
E se, poi, accade di perdere il cellulare con gli sms memorizzati e i numeri della rubrica (una volta allenavamo la memoria, oggi basta un tocco col pollice) è un po' come perdere parte della nostra identità. Avere il pc in tilt è, invece, come fare i conti con la nostra anima a pezzi. Insomma da oggetti tali strumenti sono diventati simboli.
E così crescono fobie e paranoie: c'è chi vive con l'incubo delle catene di Sant'Antonio e chi ha due telefonini perchè se uno si rompe eccone subito pronto un altro in sostituzione. Ma così aumentano le nevrosi e diventa sempre più difficile spegnere i telefonini o lasciarli squillare a vuoto anche se accade, raramente, ma accade d'incontrare anche chi lo fa squillare a vuoto nove volte su dieci, una paranoia anche quella.
Che dire, poi, di chi si mette a guardare internet alle 11 di sera o giù di lì: di link in link tira l'una o anche più mentre con le email si è quasi persa la lettera tradizionale che tanto effetto aveva in passato.
Ma veniamo a quelle che possono risultare le fobie più frequenti: con l'iPod è ossessivo scaricare almeno un file mp3 nuovo al giorno e stare male se non si riesce a farlo come pure toccarsi continuamente la tasca per essere sicuri di non averlo perso o che non sia stato rubato. Col cellulare le fobie più attuali sono quelle di chi controlla di continuo se il telefonino ha campo per paura di non essere raggiungibile (chissà come hanno fatto i nostri genitori in passato che non ci raggiungevano col telefonino ed erano costretti a fidarsi di noi ragazzi che andavamo, almeno io, all'oratorio) come pure quelle di chi dorme col cellulare acceso o utilizza nella conversazioni parole in codice per timore d'essere intercettato.
E col pc? Anche il computer è causa di fobie: c'è chi controlla incessantemente la posta elettronica per paura di non vedere un messaggio importante oppure chi controlla più volte al giorno se in rete ci sono aggiornamenti di software da scaricare o, infine, chi scrive nelle email parole in codice per paura di echelon, il grande fratello che tutti ascolta e legge.
A proposito d'intercettazioni mio padre mi disse una volta: "male non fare, paura non avere", poi sentii la stessa frase ripetuta dal consigliere regionale e professore Fausto Monfalcon. Avevano ragione e non avevano nessuna delle fobie che troppo spesso ritroviamo nei nostri ragazzi, ma anche in tanti adulti.
Ridicole, poi, le superstizioni cresciute attorno a dette tecnologie: mai cambiare la tasca dove s'inserisce l'iPod perché la giornata potrebbe prendere una piega sbagliata oppure non usare il pc se già acceso quando si arriva in ufficio perchè è certo che occorrerà fare straordinari per l'intera settimana. E il cellulare? Mai appoggiarlo con lo schermo in giù sul letto perché arriveranno brutte notizie. Suvvia ridiamoci su e lasciamo perdere tic elettronici e superstizioni assurde e torniamo ad essere padroni di questi strumenti utilizzandoli a nostro esclusivo vantaggio.
E i genitori prestino, invece, attenzione a certi campanelli d'allarme possibili di bambini e ragazzi: la navigazione notturna attuata dopo che tutti sono andati a letto a dormire, la cancellazione dei siti visitati o la riduzione a icona appena si entra nelle loro stanze, oppure ancora l'arrabbiatura eccessiva se il Pc va in tilt o salta la corrente elettrica. Ebbene se questi comportamenti, magari assieme, sono posti in essere dai nostri giovani a più riprese e continuativamente nel tempo ecco che certi campanelli d'allarme dovrebbero scattare. Penso alla ricerca di un maggior dialogo e soprattutto di "ascolto" dei nostri figli e anche se inizialmente i primi giorni staranno zitti, muti, impassibili, prima o poi si scioglieranno e il dialogo verrà e con esso il tempo dedicato a loro potrà risultare molto più utile di tante ore passate dinanzi ai tanti differenti schermi oggi in uso ai giovani.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine

TELEFRIULI:
"Conosciamoci" riparte mercoledì 4 ottobre alle 21


Il terzo ciclo della rubrica televisiva, in onda su Telefriuli, sulle storie di vita di casa nostra, “Conosciamoci”, trasmissione ideata e condotta in diretta da Daniele Damele, riparte mercoledì 4 ottobre alle ore 21 (in replica venerdì alle 8.45 e sabato alle 23). Primo ospite di questa nuova edizione è il docente di diritto internazionale, Maurizio Maresca, dell'Università di Udine. Chi desidera intervenire in trasmissione può inviare una mail a damele1962@interfree.it. La trasmissione vedrà la presenza in studio, ogni quindici giorni, di vari ospiti del mondo sociale, economico e culturale del Friuli Venezia Giulia.
Giunto alla vigilia del terzo ciclo di Conosciamoci (il primo era iniziato a febbraio 2005 per concludersi a luglio mentre il secondo prese avvio a settembre 2005 accompagnando i telespettatori friulani per dieci mesi), Damele ha sostenuto che "gli ospiti avuti in questi mesi sono risultati un esempio di vita, un modello per chiunque, ma in particolare per i più giovani". Giunti così alla vigilia di un nuovo ciclo di "Conosciamoci", il bilancio che è possibile trarre per il passato è senz'altro positivo. La trasmissione ha spesso dovuto scontrarsi il mercoledì sera con partite di calcio in onda su altri canali, ma nonostante ciò i dati d'ascolto sono risultati costantemente positivi a conferma del desiderio dei friulani di poter avere proposte alternative di riflessione. E così è stato grazie a tanti ospiti che si sono messi in gioco raccontando le loro storie di vita.
"E' stato assolutamente importante - ha sottolineato il conduttore di Conosciamoci, Damele, - fermarsi almeno un momento a pensare dando spazio alla riflessione e riservando ai giovani e al mondo del sociale attenzione, ascolto, affetto e amore. In questo senso l'emittente diretta da Alberto Terasso garantisce ai giovani, attraverso Conosciamoci, ma anche altre apprezzate e seguite rubriche, di potersi esprimere e dire la loro, come pure di mettersi alla prova com' è stato per Elisa Michellut prima e Martina Seleni poi che hanno curato la preparazione delle trasmissioni in due successivi momenti".
Telefriuli propone con Conosciamoci persone che raccontano le loro storie di vita, le loro esperienze, i propri punti di vista: "cercheremo ancora personaggi noti o tipici della realtà del Friuli-Venezia Giulia, oltre che, appunto, i giovani che - ha detto Damele - possono liberamente venire a Telefriuli per dire ciò che pensano sul loro presente e sulle loro aspettative future come pure per dibattere temi d’attualità per una riflessione e un approfondimento".
Telefriuli invita, quindi, il mondo delle associazioni, del privato sociale, della realtà di solidarietà, delle scuole a proporre ospiti disponibili a intervenire, da settembre, con storie da raccontare che possano risultare di interesse comune al fine di lanciare messaggi di speranza e fiducia nel futuro, proposte e nuove idee, valorizzando esperienze di persone che operano per tali fini. I temi che saranno trattati saranno soprattutto quelli della sanità, del sociale, dell'economia, della cultura, del volontariato, dell'altro sport (legati ad esempio alle discipline minori e dei disabili, …).
Spazi particolari e presenze ad hoc saranno dedicati, come accennato, sempre anche ai giovani che possono anch'essi inviare una mail (damele1962@interfree.it) per essere invitati in studio. Per i ragazzi si tratta, quindi, di un'opportunità, quella d'incontrare un personaggio e dire la propria in una trasmissione alternativa ai reality e ad altre vetrine. Ai giovani, tra i 14 e i 26 anni non resta altro, quindi, che farsi avanti ed esprimersi.

Friday, August 25, 2006

APPUNTAMENTI: Ti aspetto lunedì 28 a Grado alle ore 18.30


Lunedì 28 agosto a Grado alle ore 18.30 nel giardino del municipio sul lungomare (in caso di maltempo nella sala della biblioteca civica) si terrà la presentazione del libro "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media. Idee e riflessioni per genitori ed educatori" di Daniele Damele, edizioni del Labirinto 2006. All'incontro, a ingresso libero, sono stati invitati a portare un saluto, assieme all'autore, il sindaco Roberto Marin, l'assessore comunale alla cultura Paolo Quargnali, il vice-presidente del Consiglio regionale, Roberto Asquini, il consigliere regionale Cristiano Degano e il medico Massimiliano Fanni Canelles, da anni impegnato a favore dell'infanzia nel mondo. Presenzierà l'onorevole Ettore Romoli. L'evento sarà presentato da Martina Seleni (www.martinaseleni.org), che ne cura anche la promozione. Il ricavato del libro destinato all'autore sarà devoluto a favore dell'ospedale infantile triestino Burlo Garofolo. In occasione di tale presentazione il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Piero Villotta, ha voluto esprimere "tutto il mio plauso per l'impegno reso da Damele a favore dei minorenni".

Con tale produzione Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Il libro contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori, una prefazione di Ezio Greggio e la presentazione di Maria Paola Pagnini.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampe dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.

Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".

Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.

Monday, August 21, 2006

PUBBLICITA' a scuola: per favore no!


Sono giorni di vacanza per gli studenti. Lo squillo della campanella è ancora un po' lontano, forse, giustamente, più nelle teste dei nostri ragazzi che nel calendario, ma qualcosa si muove attorno al mondo scuola e non certamente positivamente. La notizia non è, infatti, positiva: qualcuno pensa di far entrare nelle scuole pubbliche la pubblicità.
Mentre a Roma, giustamente, il ministro delle comunicazioni, Paolo Gentiloni, chiede, finalmente, di limitare il volume degli spot radio-televisivi rispetto alle programmazioni, altri, dopo aver conquistato strade, radio, televisioni, stazioni, aeroporti, la rete, spiagge e monti, sono partiti all'assalto delle aule scolastiche: sono gli sponsor e i pubblicitari.
Alcuni dirigenti scolastici, gli ex-presidi, hanno già firmato in Liguria e in Campania contratti in forza dei quali a fronte di una cifra, talvolta beffardamente nemmeno tanto congrua, lasceranno introdurre cartelloni pubblicitari nelle aule delle loro scuole, salvo ripensamenti dell'ultimora.
La giustificazione sarebbe la necessità di fare cassetta, di avere fondi, ma il problema è forte. La strategia che i promotori di tale iniziativa stanno utilizzando è di tipo "morbido": le prime pubblicità assomiglieranno a quelle di tipo "progresso" o socio-culturali, come la promozione dell'acquario di Genova, di musei e di viaggi culturali, ma poi arriveranno bibite, abbigliamento giovanile, merendine, e, quindi, videogiochi, motorini e tutto quanto può interessare il mondo giovanile.
L'importante è entrare. Poi si sa: vinta la prima battaglia si parte per la guerra con una vittoria alle spalle. Sponsor e pubblicitari potranno dettare così regole, condizioni, prezzi, imporre pubblicità e magari, pian piano, passare da quelle fisse a quelle dinamiche e, poi, da quelle mute a quelle sonore così si riempiranno anche le ricreazioni.
Lo scenario non è così lontano. Lungi da me gettare la croce addosso agli ex-presidi e ai direttori didattici. Le difficoltà finanziarie in cui versano le nostre scuole sono reali, ma credo che non sia questa la soluzione idonea.
Le pubblicità "informative" sono un'esigua minoranza, quasi tutte puntano, infatti, a sedurre, ovvero a colpire l'emotività giocando sulla percezione e aggirando la riflessione. E' chiaro che se il testimonial è azzeccato e il messaggio pubblicitario suggestivo è del tutto facile imprimere un marchio nella memoria del potenziale consumatore.
Ipotizziamo, comunque, che le pubblicità che faranno il loro ingresso siano solo e sempre a carattere informativo, mi chiedo, comunque, se non è compito anche della scuola, assieme alle famiglie, porre un freno all'invasione delle immagini per favorire, invece, la parola e le altre forme del pensiero.
A scuola la pubblicità non deve entrare, per favore no! Avviamo, invece, una riflessione coi ragazzi sui meccanismi più o meno subdoli del linguaggio pubblicitario rendendo i giovani più critici in proposito. Alcuni insegnanti lo fanno già e non da ieri e in forma molto lodevole.
Se la pubblicità entrasse nelle scuole quest'attività d'insegnamento critico diverrebbe, però, giocoforza più difficile per l'ambiguità che ne diverrebbe: in aula ragioniamo criticamente sulla pubblicità, nei corridoi scolastici la subiamo.
Non occorre lavorare nella pubblicità per sapere che la sola presenza della pubblicità è persuasiva ed efficace. E la conseguenza sarà che gli studenti potranno pensare che gli insegnanti hanno ragione nel sostenere che la pubblicità mira a suggestionare e induce all'acquisto anche facendo sentire inadeguata la persona se non ha acquistato quel dato prodotto, però, poi, nessuno si oppone all'ingresso delle pubblicità nelle scuole per cui il valore della pubblicità è certamente alto e importante. E chi vincerebbe la sfida tra critica e pubblicità se non quest'ultima? E con chi vogliono stare, giovani e non, se non con chi vince?
Per favore no, la pubblicità a scuola proprio no.

APPUNTAMENTI: Ti aspetto venerdì 25 a Lignano Sabbiadoro alle ore 21


Venerdì 25 agosto a Lignano Sabbiadoro alle ore 21 alla sala della Biblioteca Civica “Bruna Lizzi De Minicis” nel Centro Civico "Sandro Pertini" di via Treviso 2, si terrà la presentazione del libro "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media. Idee e riflessioni per genitori ed educatori" di Daniele Damele, edizioni del Labirinto 2006. All'incontro, a ingresso libero, sono stati invitati, assieme all'autore, il sindaco Silvano Delzotto, il vice-presidente della Provincia di Udine, Paride Cargnelutti, e i consiglieri regionali Alessandro Carmi (Cpp) e Daniele Galasso (FI). L'evento sarà presentato da Martina Seleni (www.martinaseleni.org), che ne cura anche la promozione. Presenzierà all'evento la psicoterapeuta e scrittrice Vera Slepoj. Il ricavato del libro destinato all'autore sarà devoluto a favore dell'ospedale infantile triestino Burlo Garofolo.

Con tale produzione Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". Il libro contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori, una prefazione di Ezio Greggio e la presentazione di Maria Paola Pagnini.Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampe dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.

Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".

Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.

Wednesday, August 09, 2006

BOA VISTA: meraviglia di Cabo Verde, e il Friuli c'è!


Cabo Verde è un arcipelago di origine vulcanica composto da dieci isole, di cui nove abitate, e otto isolotti per una superficie di poco più di 4 mila chilometri quadrati. E' a 445 chilometri dalla costa africana sopra l'equatore. La capitale è Santiago, l'isola più nota è, però, quella di Sal, ma la più bella, attualmente, è l'isola di Boa Vista dove sono presenti parecchi italiani, tra i quali si fa certamente notare la comunità friulana. Nel centro di Sal Rei, capoluogo di Boa Vista, è immancabile, infatti, la visita alla trattoria "Blu Marlin" di Luca, originario di Verzegnis, che ha attivato anche un'attività di pescatore con la "Boapesca fishing club". Se lo vuoi trovare in trattoria devi andare solo dopo le 17. Accanto a lui soci friulani, tra cui il simpatico Massimo, la moglie caboverdiana, e un figlioletto biondo che scorazza felice per l'isola. Immancabili i vini friulani: Jerman, Bortolussi, Kante, Masarotti e la grappa Tosolini.
A pochi passi dal Blu Marlin ha sede la "Olitour" di Marisa Tamussin che ha lasciato alcuni anni fa il Bar La Perla di via Cividale 168 alla sorella e la sua Forni Avoltri per sposarsi con un simpatico caboverdiano e divenire l'anima di un'agenzia turistica. Eh sì perché proprio le attività di quei turisti che non amano solo il surf, ma anche la scoperta di un'isola brulla e ancora poco contaminata, lontana dalle masse turistiche e dai francamente troppi senegalesi la cui insistenza nel venderti prodotti locali (?) è realmente eccessiva, sono le più redditizie a Boa Vista con il noleggio di quod e jeep per le escursioni guidate.
Splendide le spiagge, come quella di Santa Monica (chiamata così perché ricorderebbe quella californiana), ma anche e soprattutto di Coral Velho (Corallo Vecchio), i pochi piccoli paesi dove parlano creolo e, seppure con difficoltà, il portoghese, che è rimasta la lingua ufficiale nonostante dal 1975 Cabo Verde sia divenuto indipendente.
Il clima è secco e tropicale però da agosto a ottobre è più umido e qualche volta piove. La temperatura media è di 24 gradi. Il piatto tipico è la cachupa a base di fagioli bianchi, pesce, insalate e altri alimenti, molto gustosa.
Da alcuni mesi è stato rieletto presidente della Repubblica Pedro Pires, di centro sinistra col 50,98% dei consensi. Boa Vista è governata, invece, da una giunta regionale di centro destra. Dal Friuli Boa Vista si raggiunge attraverso un volo da Verona che fa scalo a Roma e poi a Sal. In tutto sono 6 ore e mezza di volo mentre il fuso orario è attualmente pari a tre ore indietro rispetto l'Italia. Ci sono comunque anche altri voli (Neos Italia) da Verona e Milano su Sal con scalo a Bologna e Roma.
Negli occhi e nel cuore ti restano parecchie cose: le tartarughe "carretta carretta" che depongono le uova di notte e che, senza disturbarle, puoi notare lungo il bagnasciuga delle spiagge attraverso piccoli faretti, le onde atlantiche nelle quali tuffarsi, l'insediamento di studenti biologi che studiano queste tartarughe giganti in via d'estinzione, ma anche la semplicità della gente che non si reca al lavoro quando fa troppo caldo e che si ferma a dialogare senza alcun problema di tempo. Insomma un'oasi che si allontana già quando metti piede sull'isola di Sal, più attenta a certi servizi turistici compresi quelli per le donne sole affascinate da caboverdiani che per mettersi in mostra ostentano muscoli e addominali lungo le spiagge per fini identici a quelli che si trovano anche in Jamaica, insomma di tipo sessuale.
Attorno all'isola di Boa Vista vi sono anche alcuni relitti che la gente va a fotografare e attorno ai quali nascono le storie più fantastiche tra rhum ed errori di rotta mentre un'aquila di mare ha fatto il suo nido proprio sull'albero di una di queste navi e le guide locali, come Titino e Handerson, mettono in guardia nel non recarsi troppo al largo a nuoto o in surf in quanto sussiste anche il pericolo di squali.
Maggiori info sul sito http://www.boavista2000.com/.

Wednesday, August 02, 2006

INTERVISTA a Daniele Damele (agosto '06)


Daniele Damele, giornalista, 44 anni, laureato in Scienze politiche, dottore di ricerca in Geopolitica, si è da sempre adoperato per la tutela dei minorenni rispetto agli effetti nocivi della televisione, alle truffe delle televendite, ai pericoli della rete (è vice-presidente del Comitato nazionale di garanzia internet e minori), prestando la sua attenzione anche alla tutela della salute pubblica rispetto alle onde elettromagnetiche e alla valorizzazione delle lingue minoritarie storiche, come lo sloveno e il friulano. Ha da sempre un costante occhio di riguardo ad infanzia e adolescenza. Ha scritto cinque libri e si occupa anche di volontariato, in particolare con l’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO) di cui è responsabile della comunicazione a livello nazionale.
Damele, da dove cominciamo, dal libro “Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media”?
“Beh, sì grazie! Una grande soddisfazione. Mio figlio Marco, che oggi ha quasi 13 anni, mi ha detto che sono stato bravo. E’ stato il più bel complimento per me. Peraltro, il libro nasce proprio dai dialoghi con lui e da quelli del passato con l’altro mio figlio, Bernardo, di ormai quasi 23 anni, dal cercare di ascoltare le loro opinioni rispetto agli strumenti di comunicazione, quali televisione, internet, videogiochi, telefonini che non devono essere demonizzati, ma che abbisognano di un controllo continuo da parte degli adulti. I miei figli mi hanno insegnato tantissimo in questi anni. Molte volte mi confronto tuttora con Marco prima di partecipare a dei convegni sul tema. Non ho mai fatto brutta figura! E’ lui che è bravo”.
Quali consigli da allora a genitori ed educatori con questo libro?
“Nessun consiglio. Solo idee e riflessioni. La prima riflessione è quella volta ad ascoltare i figli e passare più tempo con loro. Io quest’esigenza l’ho riscoperta abbastanza recentemente anche in virtù di situazioni personali particolari. Credevo che la qualità potesse supplire alla quantità. Non è così, anzi questo è un alibi. Si parla di filtri per internet (ottimo è quello scaricabile da http://www.davide.it/) e fasce protette per la tv (l’unica vera va dalle 16 alle 19), ma il filtro più importante è quello umano, quello di noi genitori e degli insegnanti. Scegliere assieme programmi, videogiochi e siti, poi, potrebbe essere un’ottima cosa. Per il resto rinvio all’ottimo sito del Ministero delle Comunicazioni http://www.comunicazioni.it/ e invito i genitori a prestare attenzione anche ai telefonini, di nuova generazione”.
Sul piano pratico quali programmi consiglia?
“Ce ne sono tanti di belli e anche educativi. La melevisione, Albero azzurro, Art Attack, ma anche Disney Channel, seppure con qualche eccezione. Lo stesso vale per i siti della rete. C’è un mondo di cultura, bellezze naturali e altro tutto da scoprire e navigare evitando la spazzatura. L’importante, se si è piccolini, e non farlo mai da soli”.
E lei cosa guarda in tv?
Poche cose a dire il vero. I telegiornali, Striscia la Notizia, ma solo quando ci sono i miei amici Greggio e Iacchetti, lo sport, qualche film. Mi piacciono molto alcune produzioni delle tv locali, ma non mi riferisco ovviamente a quelle alle quali collaboro!”.
E in internet?
“I siti sui quali navigo sono quelli utili alle mie attività lavorative. Spesso, quando devo volare, consulto il sito dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari per vedere se si parte in orario oppure no!”
Lei è stato in passato presidente del Corecom del Friuli-Venezia Giulia, un ottimo osservatorio. Cosa le resta di quell’esperienza?
“La considero un’ottima esperienza. Peraltro ho avuto tanto dal Corecom, anzi è più quanto ho avuto di quello ch’io non sia riuscito a dare. Fui proposto per quella carica in forma bipartisan, ovvero da Forza Italia e Margherita”.
Ok, ma dell’attività svolta al Corecom non ci dice nulla?
“Potrei riempire un libro, un altro. Sono un iperattivo. Feci moltissimo con tante persone capaci. Abbiamo sicuramente cercato tutte le strade possibili per avvicinare la gente alla comunicazione, anche politica e ad una gestione trasparente della cosa pubblica. Abbiamo svolto un ruolo attivo di garanzia e governo come, peraltro, previsto dalla legge e operato per il friulano, lo sloveno, i minorenni, la tutela della salute pubblica rispetto all’elettromagnetismo”.
Come giudica i tre anni del suo successore al Corecom Del Campo?
“Non li giudico”.
Perché mai?
“Quell’Ente l’ho forgiato io e dal Corecom, come Le ho detto, ho ricevuto molto più di quanto io non sia riuscito a dare. Ricordo quell’esperienza con affetto e simpatia, ma è chiusa”.
Intanto è diventato docente di Etica e Comunicazione all’Università di Udine. Dovremo chiamarla prof.?
“No, no, è solo un contratto gratuito. Spero di passare le nozioni acquisite in questi anni ai giovani”.
Anche in tv, a Telefriuli come a Telequattro e a Radio Punzo Zero ha sempre valorizzato i giovani. Perché?
“Miro a far dialogare adulti e ragazzi sui temi più importanti della nostra società fornendo delle alternative al terribile wrestling, e alle tante proposte di modelli diseducativi che si vedono alle tv nazionali, come ad esempio i reality, altra spazzatura”.
Chi sono i politici più abili nel comunicare?
“Illy è certamente il miglior comunicatore politico regionale anche se è, talvolta, un po’ freddino. Altri bravi comunicatori sono senz’altro Rosato, Piero Camber, Gottardo e molti altri”.
E tra i politici si è fatto degli amici?
"Amico è una parola grossa, molto grossa e impegnativa. Amici sono quelli con i quali condividi esperienze. Diciamo che sono riconoscente a quei politici che hanno dimostrato fiducia in me tanto da assegnarmi degli incarichi. Mi riferisco a Antonione, Tondo, Saro, Romoli, Staffieri, Moretton e De Gioia per il Corecom e Strassoldo per la Provincia di Udine. Avevo un amico politico sì, che frequentava la mia casa, era il comunista triestino Fausto Monfalcon, purtroppo non c'è più".
Quali sono i suoi prossimi impegni televisivi?
“Non lo so ancora. Mi vedrò a fine agosto con il direttore di Telefriuli, Alberto Terasso, e con l’editore di Telequattro Donata Hauser. A Radio Punto Zero non mancherà da settembre la rubrica Dalla parte di bambini e ragazzi”.
Lei ha anche sviluppato una forte professionalità rispetto all’inquinamento elettromagnetico. Ci dica: dobbiamo temere per la nostra salute?
“Più che temere dobbiamo vigilare costantemente. Fortunatamente i limiti imposti dai governi dell’Ulivo e della Casa delle libertà sono molto bassi, i più bassi in Europa. Esistono dei problemi certi per elettrodotti e antenne radio-televisive, vedasi Conconello e Chiampore a Trieste, ma anche Faedis e Monte San Michele nell’isontino mentre per le antenne dei telefonini forse sussiste un eccessivo allarmismo. Va detto che i limiti imposti dalla legge non sono mai stati superati dalle stazioni di radio base per la telefonia cellulare in Friuli – Venezia Giulia. Occorre, però, mantenere la guardia alta e vigilare chiedendo maggiori controlli all’Arpa. Consiglio, in ogni caso, di visitare il sito http://www.monitoraggio.fub.it/ che riporta in tempo reale tutti i dati dei controlli effettuati per conto del Ministero delle Comunicazioni costantemente attento alle necessità del cittadino”.
Veniamo, infine, all’Aido, l’associazione per la donazione di organi. I dati sono confortanti, almeno in Friuli Venezia Giulia vero?
“Sì, certamente. E ciò lo si deve alla Regione, alle Aziende sanitarie, ai tanti bravi medici e alle associazioni. Ma resta ancora tanto da fare perché le liste d’attesa, specie per i trapianti di rene, sono molto lunghe. Per questo dobbiamo proseguire nell’azione di sensibilizzazione. Portarci dietro gli organi una volta morti è inutile, meglio donarli a chi ne ha bisogno”.

TELEFRIULI: ampio successo della seconda edizione di Conosciamoci


Il secondo ciclo della rubrica televisiva, in onda su Telefriuli, sulle storie di vita di casa nostra, “Conosciamoci”, trasmissione ideata e condotta in diretta da Daniele Damele, ha ottenuto un ampio successo. E il dialogo continua, adesso, per chi lo desidera, in rete attraverso l'invio di una mail a damele1962@interfree.it oppure attraverso il blog: http://danieledamele.blogspot.com/. La trasmissione tv ha visto la presenza in studio di vari ospiti del mondo sociale, economico e culturale del Friuli Venezia Giulia, ma ora si attendono le proposte per il nuovo ciclo che assumerà nuove vesti anche sulla base di quanto i telespettatori richiederanno scrivendo ai citati indirizzi internet.
Giunto alla conclusione del secondo ciclo di Conosciamoci (il primo era iniziato a febbraio 2005 per concludersi a luglio mentre questo secondo prese avvio a settembre 2005 accompagnando i telespettatori friulani per dieci mesi), Damele ha sostenuto che "gli ospiti avuti in questi mesi sono risultati un esempio di vita, un modello per chiunque, ma in particolare per i più giovani". Giunti così al termine del secondo ciclo di "Conosciamoci", il bilancio che è possibile trarre è senz'altro positivo. La trasmissione ha spesso dovuto scontrarsi il mercoledì sera con partite di calcio in onda su altri canali, ma nonostante ciò i dati d'ascolto sono risultati costantemente positivi a conferma del desiderio dei friulani di poter avere proposte alternative di riflessione. E così è stato grazie a tanti ospiti che si sono messi in gioco raccontando le loro storie di vita.
"E' stato assolutamente importante - ha sottolineato il conduttore di Conosciamoci, Damele, - fermarsi almeno un momento a pensare dando spazio alla riflessione e riservando ai giovani e al mondo del sociale attenzione, ascolto, affetto e amore. In questo senso l'emittente diretta da Alberto Terasso garantisce ai giovani, attraverso Conosciamoci, ma anche altre apprezzate e seguite rubriche, di potersi esprimere e dire la loro, come pure di mettersi alla prova com' è stato per Elisa Michellut prima e Martina Seleni poi che hanno curato la preparazione delle trasmissioni in due successivi momenti".
Telefriuli propone con Conosciamoci persone che raccontano le loro storie di vita, le loro esperienze, i propri punti di vista: "cercheremo ancora personaggi noti o tipici della realtà del Friuli-Venezia Giulia, oltre che, appunto, i giovani che - ha detto Damele - possono liberamente venire a Telefriuli per dire ciò che pensano sul loro presente e sulle loro aspettative future come pure per dibattere temi d’attualità per una riflessione e un approfondimento".
Telefriuli invita, quindi, il mondo delle associazioni, del privato sociale, della realtà di solidarietà, delle scuole a proporre ospiti disponibili a intervenire, da settembre, con storie da raccontare che possano risultare di interesse comune al fine di lanciare messaggi di speranza e fiducia nel futuro, proposte e nuove idee, valorizzando esperienze di persone che operano per tali fini. I temi che saranno trattati saranno soprattutto quelli della sanità, del sociale, dell'economia, della cultura, del volontariato, dell'altro sport (legati ad esempio alle discipline minori e dei disabili, …).
Spazi particolari e presenze ad hoc saranno dedicati, come accennato, sempre anche ai giovani che possono anch'essi inviare una mail (damele1962@interfree.it) per essere invitati in studio. Per i ragazzi si tratta, quindi, di un'opportunità, quella d'incontrare un personaggio e dire la propria in una trasmissione alternativa ai reality e ad altre vetrine. Ai giovani, tra i 14 e i 26 anni non resta altro, quindi, che farsi avanti ed esprimersi.